lunedì, 04 febbraio 2008
Era un lavoro noioso ma inevitabile quello di controllare che ogni studente avesse il permesso della famiglia a lasciare Hogwarts per le gite a Hogsmeade. Severus Piton aveva rimandato fino all’ultimo momento, ma ormai era giunto al punto di dover passare in rassegna l’intero elenco degli iscritti, a soli due giorni dalla prima uscita prevista. Quel giovedì s’era dunque costretto a saltare il pranzo in Sala Grande, rifugiandosi in Sala professori armato di permessi, lista, penna e, naturalmente, toast salati e brocca di succo d’arancia.
Aveva visto andare a venire più o meno l’intero corpo docente, ma a quell’ora, dato che le lezioni pomeridiane erano ormai ricominciate, la grande stanza sembrava lo spettro di un campo di battaglia, il lungo tavolo di legno massello come teatro di uno scontro epico tra libri, piume e pergamene. Il fuoco scoppiettava, riscaldando in parte l’aria sempre troppo fredda che non permetteva di lavorare senza maglione. Fuori, il classico cielo grigio, di una giornata adatta alla lettura, piuttosto che al girovagare per negozi.
“Spero che piova tutto il fine settimana…” penso il preside, guardando distrattamente fuori della finestra di fronte, con gli occhi socchiusi e l’aria terribilmente astiosa.
- Hai deciso di inacidirti tutto da solo? - una voce gioviale si fece sentire dalla porta spalancata della sala. Ninphadora si fece avanti, reggendo tra le braccia un tostapane babbano.
- No, se vuoi posso farlo in compagnia…- fu la risposta di Piton, che ne seguì i movimenti con una certa apprensione, pronto a scattare in soccorso nel peggiore dei casi.
- Che fai di bello? - il tostapane venne appoggiato in bilico su una pila di libri, e la ragazza si curvò sulla spalla di lui per osservare le pergamene.
- Ma che palle... - sentenziò.
- Accenni per caso a futile ironia?- ribatté l’altro, scostandosi per guardarla- Perché non mi dai una mano, anziché aggirarti minacciosamente con quell’affare per Hogwarts, rischiando di fracassarti qualcosa?-
- Quell'affare è un tostapane - fece l'altra sulla difensiva - Comunque si, ti aiuto. Io leggo l'elenco va bene? E tu controlli... - detto ciò gli fece cenno di scostarsi con la sedia.
- Come vuoi, basta che acceleriamo i tempi… non voglio rischiare di prenderci la pensione…- commentò e, come fosse un gesto casuale, avvicinò la ragazza a se, fino a farsela sedere sulle ginocchia.
- Santa pazienza... - esalò lei in un sospiro, afferrando l'elenco alfabetico degli studenti e mancando di poco la boccetta dell'inchiostro.
- Alley Marianne... - cominciò - E ti starebbe bene che i permessi non fossero in ordine... -
- Ce l’ha.- affermò Piton dopo aver scartato un paio di fogli dal nome diverso- I permessi non sono in ordine- puntualizzò- Mi sono caduti prima di iniziare. Ti pregherei di non fare commenti al riguardo… segna che può uscire.- E Tonks, ubbidiente più per condiscendenza che altro, tracciò una X accanto al nome, proseguendo poi nella lista, fermandosi di tanto in tanto per commentare un cognome o stupirsi
- Ma quanti cavoli di allievi abbiamo? -
- Troppi. Io caccerei tutti i Grifondoro, per principio. Ma temo di non avere l’appoggio della maggioranza-
- Se non taci mi invento altri studenti apposta per vederti ammattire alla ricerca dei permessi scomparsi!-
- Grazie, sapevo che mi avresti compreso…- borbottò lui con sarcasmo, appoggiando il mento sulla spalla di lei per scrutare la lista. Molto probabilmente non aveva ancora realizzato quanto le fosse vicino… altrimenti la disinvoltura di quei gesti sarebbe stata senza dubbio ben più circoscritta.
- Scusa, scusa...te la prendi sempre sul personale... - Tonks si voltò per tirargli una ciocca di capelli, poi gli sorrise e lentamente si chinò su di lui, con l'intenzione di stampargli un bacio sulla punta del naso.
Severus boccheggiò terrorizzato, ma un avvenimento ancora più pauroso ricacciò indietro la rigidità che altrimenti lo avrebbe facilmente soggiogato: la porta della sala si aprì e lui, chissà se per reazione inconscia, o voluta, saltò in piedi, voltandosi repentinamente e trovandosi così a fissare, con uno sguardo nettamente fuori dai suoi canoni espressivi, la faccina vispa di Scarlett Monteleoni.
Tonks, che invece non aveva sentito l'arrivo della collega, fu scaraventata a terra dal brusco movimento dell'uomo, finendo per rotolare sotto al tavolo, esclamando qualcosa di molto poco fine.
Scarlett, che era venuta a cercare dei libri, fissò la scena con educato stupore, guardando alternativamente il Preside e il pavimento.
- Ci vediamo a cena... - disse poi, facendo dietro front e scomparendo nel corridoio, non senza aver lanciato un'occhiata furba al mago attonito.
Silenzio. Un lungo, dignitoso silenzio, pregno del più pressante desiderio di trovarsi a chilometri di distanza da quel dannato luogo. Severus si voltò lentamente verso la sedia, dove credeva di trovarci Tonks; vedendo il posto vuoto aggrottò la fronte e, per riflesso, guardò in basso.
- Ma porca... - inveì lei; nell'alzare la testa, aveva dato una botta forte al ripiano inferiore del tavolo, causando su quello superiore una reazione a catena: la pila di libri su cui era posato il tostapane traballò e cadde, facendo rovesciare l'attrezzo sopra la boccetta dell'inchiostro aperta...che andò a riversarsi sull'elenco degli studenti.
- Oddio…- Piton fu spettatore impotente di quella tragica scena; guardò l’inchiostro spargersi sui nomi, rendendone la lettura impossibile. E il tostapane… quel diabolico attrezzo babbano…
E Tonks, l’unica vera causa di tutti i mali di quella sala…
Scoppiò a ridere. Rise tendendole la mano, con gli occhi socchiusi e i denti scoperti.
- Tirati su…- esclamò.
- Ma sei completamente scemo?? - gli urlò quasi la maga, mentre si rialzava massaggiandosi la testa - Alzarti in quel modo con me sulle ginocchia? -
- Domando scusa- fece lui, continuando a ridere- Ho avuto l’ardire di pensare che i tuoi riflessi sarebbero stati quantomeno pronti ad una reazione meno… catastrofica- ed occhieggiò al disastro ospitato dal tavolo.
- Si vabbè... -
Severus la tirò in piedi, l’abbracciò e le schioccò un bacio sulla fronte, commentando:
- Sei peggio di Pix…- Tonks sospirò afflitta.
- Mi verrà un bernoccolo enorme, me lo sento... -
- Hai abbastanza capelli da nasconderlo, ma se vuoi passare da Scar per una pozione… o da Karév…- lasciò la frase in sospeso, aggiungendo al sarcasmo un mezzo sorriso.
- Mi farò rasare perchè tutti vedano cosa mi hai fatto! - rilanciò invece lei - E adesso pulisci questo macello prima che io ne crei altri... - La macchia di inchiostro si stava allargando a velocità preoccupante, guadagnando i bordi del foglio pronta a straripare sul legno lucido del tavolo.
Severus inarcò un sopracciglio replicando:
- Il fatto che mi piaci non sottintende che tu possa darmi ordini.-
- Ma sottintende che tu possa evitare che io combini altri guai, tipo facendo scoppiare la boccetta o dare fuoco alle poltrone... – Lui la zittì spazientito.
- Fammi finire di lavorare, frana…- la schernì rimettendosi seduto; lei gli ripiombò in braccio, appoggiandogli la schiena al petto.
- Lo so, anche se ti comporti così in fondo mi vuoi bene e non puoi fare a meno del mio aiuto... -
- Potrei farcela da solo, ma l’idea di sfruttarti non è poi così male- frecciò Severus; con le braccia le cinse la vita, accarezzandola sui fianchi e stampandole un bacio alla base del collo.
Voltata dalla parte opposta, Severus non poté vederla arrossire. La giovane si schiarì la gola.
- Non sarai troppo audace? - scherzò, incastrando le dita della mano sinistra tra quelle di lui.
- Anche troppo, conoscendomi…- ridacchiò l’altro, stringendola ed affondando il naso nei suoi capelli mori.
- Li ricordavo più abbaglianti…- commentò pungente.
- Non sempre riesco a farli venire della stessa tinta... - fece lei in tono casuale, agitando la bacchetta che prosciugò quasi tutto l'inchiostro, rendendo visibile metà della pergamena. - Dipende anche dall'umore... -
- E ti deprimo così tanto…?- le labbra risalirono tutto il contorno dell’orecchio, sfiorandolo appena, scaldandone la pelle con le ironiche parole sussurrate.
- Per la verità ce l'ho così da questa mattina... gran bello spirito d'osservazione...- commentò Tonks, voltandosi per fissarlo negli occhi e accarezzare "casualmente" il naso dell'uomo con il proprio; il preside sorrise, appoggiò la fronte a quella di lei, senza smettere di guardarla. A dirla tutta, era stata la prima cosa che aveva notato di Tonks, ma aveva glissato su ogni tipo di commento. Ora però, che la situazione era abbastanza atipica, accennò mellifluo:
- Per fortuna ci vedo ancora bene…-
Tonks gli strinse forte le mani tra le sue, come a volergli comunicare che quello era l'attimo migliore per farsi avanti...in qualunque modo!
- Ammetti che stai perdendo colpi... -
- Mai…- negò quello, per ripicca, ma lo fece senza grande interesse, perché con le labbra stava avvicinandosi a quelle dell’altra, aspettando di tanto in tanto, per esser certo, sicuro fino allo spasimo, di star facendo la cosa giusta… di non vederla ritrarsi all’improvviso, cosa che a lei non era passata nemmeno per la mente! Lo aspettava, invece, ad occhi socchiusi e con le guance arrossate, tendendo lievemente il collo per accorciare ulteriormente la distanza.
Non servirono ulteriori sforzi per far sì che le loro bocche si toccassero una volta per tutte. La dolcezza del lungo attimo si sciolse lentamente come si chiusero le palpebre di Severus. Quando le riaprì, per controllare che non fosse tutto frutto di una sadica illusione, Tonks era ancora lì, seduta sulle sue gambe e vicina abbastanza da sentirla respirare.
- Stavo aspettando proprio questo... - gli sorrise lei, ancora con le guance macchiate di un bel rosso vivo. E, così come una luce emozionata s'era accesa nei suoi occhi, istantaneamente anche i capelli presero un bagliore diverso come se le sensazioni si trasferissero a tutto il suo corpo. Tonks gli avvolse un braccio attorno al collo, riguadagnando le labbra dell'uomo con le proprie.
- Vigliacca…- frusciò lui dolcemente.
- Adesso sarebbe il momento in cui tu stai zitto...e trovi un altro modo di comunicare... -
- Come vuoi… ma se entra Black, glielo spieghi tu di cosa stavamo discutendo…-
- Si...lascia perdere mio cugino e baciami...stupido! – Severus ridacchiò, ma questa volta non ribatté; piuttosto ubbidì in silenzio, chiudendosi soltanto sulla sua pericolosa, sbadata e dolcissima Tonks.
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Martine Adams si fermò per l'ennesima volta lungo il corridoio, cercando di ricomporsi. Il cuore le batteva forte e temeva, a ragione, che le sue guance avessero assunto una forte tonalità di rosso; lo stomaco le si contraeva per l'emozione ed aveva iniziato a far così dall'ora di cena, durante la quale era rimasta in estatica contemplazione del suo amore segreto, senza riuscire ad ingoiare un solo boccone delle gustose pietanze che aveva di fronte. Quando la giovane riuscì nuovamente a muovere le gambe, riprese il cammino, passandosi nervosamente le dita tra i capelli rosso Tiziano. Una, due, tre rampe di scale, l'ultimo gradino che slittava sotto ai piedi ed il temuto corridoio del primo piano. Martine sfilò lentamente davanti alle varie porte finché la targhetta lucida su una di esse non la informò di essere finalmente giunta a destinazione. La giovane tirò un profondo sospiro, si sistemò il colletto della camicia bianca di cui aveva slacciato i primi due bottoni, ripulì gli occhiali un'ultima volta sul bordo della gonna ed alzò la mano, bussando timidamente, quasi sperasse di non essere udita.
- Avanti- esclamò la voce pacata del professor Veisha. Martine si sentì quasi mancare, ma in un impeto di coraggio aprì la porta e si ritrovò nello studio del professore di Storia della Magia.
La prima cosa che notò furono le candele che illuminavano fiocamente la stanza rettangolare. In un angolo, il caminetto non brillava di alcun fuoco, perciò l'aria era fredda. L'insegnante lavorava seduto dietro un'ordinata scrivania lucida, con una serie di libri messi in pila ed un portapenne d'ambra all'angolo di destra. Quando la studentessa entrò, lui alzò lo sguardo e l'accolse dicendo:
- Buonasera, signorina Adams-
- Buo...nasera...- rispose lei deglutendo, e lanciando un'occhiata tutto attorno. "Che romantico" le occorse di pensare poi, osservando le candele mentre in lei nasceva una qualche irrazionale speranza. Che anche lui vedesse qualcosa in lei, al di là di una timida studentessa con ottimi voti? Martine si fece avanti nella stanza, fissandolo di traverso e pensando a quanto fosse ancora più bello sotto quella luce, e come i suoi capelli prendessero sfumature ancora più intense.
- Si accomodi- la invitò lui con un lieve cenno della mano, dopodichè si appoggiò allo schienale e proseguì.
- Rimango esterrefatto dalla sua richiesta: i voti delle precedenti verifiche parlano chiaro sul rendimento impeccabile. Cosa c'è, gli armistizi le creano qualche disagio?- accennò un sorriso gentile ed aprì un grosso libro ben tenuto proprio al centro della scrivania.
- Ah...- fece l'altra, prendendo posto e appoggiando ad un angolo il quaderno degli appunti. - Beh... io credo di non essere...di non avere molto chiaro l'ultimo argomento, professore...- concluse, e finalmente alzò gli occhi verdi, per fissarli sul viso pallido dell'uomo.
- Vediamo un po' come rimediare- rispose lui- In fin dei conti, quando uno studente non comprende qualcosa, in parte la colpa è dell'insegnante- La finestra che dava sull'ingresso principale del castello era oscurata da pesantissime tende di velluto rosso scuro; il tessuto era così fitto che i raggi di sole non avrebbero avuto alcuna speranza di filtrare.
Martine annuì, aprì il quaderno e si dispose a scrivere; nel fare ciò si scostò una ciocca di capelli dal viso urtando non troppo casualmente il colletto della camicia, in modo che facesse capolino una piccola parte di pelle scoperta.
- Dunque, la gerarchia interna della casta magica orientale ai primi del cinquecento le è abbastanza chiara?- domandò lui con le pupille che scorrevano rapidamente le righe del manuale. Solo dopo aver terminato il lungo paragrafo Lorcan le staccò dal foglio per incontrare gli occhi della ragazza che lo fissava ancora sognanti, la piuma sospesa sul foglio. Ci mise qualche secondo a rilevare che lui le aveva parlato. Quegli occhi neri...pensò, quella bocca perfetta...
- La casta... - ripeté arrossendo - Si...-
- Ne vogliamo ricordare i tratti fondamentali?- suggerì Lorcan sporgendosi un poco in avanti. Martine annuì, completamente rapita. Era la prima volta che si trovava così vicina al suo amore, da soli nel suo studio.
- Signorina Adams?- la risvegliò l'insegnante corrugando la fronte. Sorrise ancora e, accennando con i palmi rivolti verso l'alto, la invitò ad iniziare.
- Mi scusi Lo...Professore...- si corresse in fretta. Abbassò lo sguardo di colpo, notando le dita bianche, lunghe, affusolate. Chissà che meraviglie avrebbero potuto compiere...
- Non si preoccupi- la rassicurò lui morbido- Capisco che può essere imbarazzante trovarsi a tu per tu con un professore. Ma stia tranquilla: d'altra parte... non mordo mica!- le labbra guizzarono in uno strano sorriso e, per una frazione di secondo, qualcosa di appuntito baluginò alla luce delle candele.
- Non ci sarebbe problema, in caso! - cerco di scherzare lei, trovando il coraggio di fare una battuta di cui però sembrò pentirsi un attimo dopo, lasciando che il suo viso lentigginoso arrossisse un'altra volta.
Lorcan scoppiò in una breve risata, tamburellò con le dita sul legno, poi dichiarò:
- Quindi i maghi orientali non sono un problema-
Martine divenne di un colorito quasi viola e si ripromise di non aprire più bocca per tutto il resto del tempo. Rialzò gli occhi e lo fissò speranzosa, in una muta supplica di proseguire ignorando la momentanea debacle.
Lorcan allora sfogliò lentamente il grande libro, soffermandosi di tanto in tanto su alcuni trafiletti recanti titoli in caratteri sfavillanti. Aveva all'indice un anello sottile, con una sostanziosa pietra viola incastonata in cima, incastrata in una gabbia che rievocava la forma delle ossa.
- Dunque, dall'oriente passiamo all'occidente- sentenziò- Al trattato commerciale con gli sciamani di Spagna...-
La giovane appoggiò la guancia alla mano, e si perse ad ascoltare il professor Veisha che parlava. La lezione, ovviamente, la sapeva a memoria ma una piccola bugia per passare un po’ di tempo con lui ne valeva la pena! Aveva appoggiato la punta del pennino al foglio, ma ancora non aveva scritto una sola parola; la voce di Lorcan era morbida, vellutata, così bassa e dolce... Fingendo di fissare le righe del libro, scrutava ogni piccolo movimento del suo viso, delle sue mani... finché lo sguardo non le cadde su un piccolo cerchio d'oro, una fede si sarebbe potuta dire, all'anulare sinistro.
- Lei è sposato? - si ritrovò a chiedere, senza nemmeno rendersene conto nell'immediato.
Lorcan interruppe il fiume storico delle sue parole ed alzò la mano, facendo prendere all'anello la luce delle candele.
- Ha un discreto spirito d'osservazione, signorina Adams- si complimentò ammirato- Sì, sono sposato- annuì- da... molti anni, ormai-
- Ah... - l'espressione delusa del viso accompagnò quella della voce. - No, era così per chiedere...-
Il vampiro la fissò per qualche istante, scrutando i suoi lineamenti turbati, spenti...
- Qualcosa non và, signorina?- domandò piano; in tutta onestà, qualcosa gli diceva che Martine Adams avesse appena ricevuto una notizia piuttosto negativa...
- Oh nulla...soltanto...mi sembra così giovane per essere sposato... -
- L'età apparente è uno specchio piuttosto meschino- rispose l'altro passandosi con disinvoltura la mano fra i capelli rosso acceso- Anche se non sembra, sulle mie spalle pesano parecchi anni...-
"Magari sua moglie è una vecchia decrepita..." pensò Martine, in un'impennata di irrazionale gelosia.
- Io non penso che lei sia così vecchio...- aggiunse poi, sorridendo timida.
- La ringrazio del complimento- disse lui chinando dolcemente il capo, poi chiuse il libro con un sospiro e guardò la ragazza dritto negli occhi.
- Non mi permetterei di trattenerla ulteriormente, signorina Adams- esclamò dopo un po'- È quasi mezzanotte e domani... mattina lei dovrà svegliarsi presto. Le è sfuggito qualcosa, di quanto detto in questa lunga lezione privata?- Lei scosse la testa, raccogliendo lentamente le sue cose: altro che mezzanotte! sarebbe rimasta ore a sentirlo parlare.
- Allora...grazie... - disse alzandosi - E buonanotte. Mi spiace di averla trattenuta... -
- Sono un insegnante: vengo discretamente retribuito e mi fa piacere che esistano ancora studenti così meticolosi dal privarsi di una serata libera per ripassare gli argomenti oscuri- sorrise Lorcan alzandosi ed accompagnandola verso la porta.
- Buon riposo, Martine. Ci vediamo in classe- la salutò; quando la ragazza ebbe preso la sua via lungo il corridoio, il vampiro tornò nel suo ufficio e riprese lo studio della sua prossima lezione. Del tutto inconsapevolmente, incominciò a giocherellare con la fede che lo teneva legato a Nadeje.
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domenica, 27 gennaio 2008
- Dunque, ricapitolando… rifornimento della mia dispensa… no, di Scar… fatto… pergamene ordinate, Mandragole e Papaveri pure… confermami che non abbiamo dimenticato nulla, ti prego…- scongiurò Severus guardando l’assistente con occhi assonnati. Per tutta la giornata, il tempo s’era mantenuto sul grigio scuro, pertanto Hogsmeade era stata bagnata dall’illuminazione stradale fin dalle tre del pomeriggio. Una vera tristezza, considerando che il mese d’ottobre non aveva ancora conosciuto il grigiore del maltempo. Ormai i negozi erano tutti in via di chiusura, il vento che s’era alzato non presagiva niente di buono, soprattutto al preside di Hogwarts, che indosso aveva abbigliamenti abbastanza estivi.
Tonks depennò per l'ennesima volta gli elementi elencati dalla pergamena.
- Tutto ok - confermò, spazzando via la frangetta da davanti agli occhi. Per intonarsi con i maltempo, la giovane aveva scelto un colore di capelli nero corvino.
- Quindi si torna?- domandò lui speranzoso- Ho fame…-
- Si...anche io, sono più di tre ore che giriamo per botteghe...per fortuna ho fatto rifornimento di dolci, altrimenti non avrei resistito... - confermò Tonks, immergendo la mano nel sacchetto di cioccolatini.
- Carenze d’affetto?- la prese in giro Severus abbozzando un sorriso beffardo.
- Ipoglicemia -
- E molto presto anche obesità…-
- E tu un naso più grosso di quello che ti ritrovi, se non la smetti... - ritorse lei, infilandosi in bocca un altro cioccolatino - Ne vuoi? -
- No grazie- rifiutò lui, ma un istante dopo ne prese uno con noncuranza.
Tonks chiuse il sacchetto e lo infilò nella borsa - Direi di muoversi - suggerì, allungando il passo in direzione dell'uscita - E' un bel pezzo di strada e non vorrei inzupparmi d'acqua... -
- Hai qualcosa contro la pioggia?- le fece lui, seguendola per la via.
- Oh, no...ma se mi bagnassi dovrei andare a cambiarmi e questo ritarderebbe l'ora della mia cena...ho una fame che non ci vedo. - spiegò lei - Ehi, a proposito, lo sai che a Hogsmeade c'è un posto che fa un chili con carne spettacolare? -
- Davvero? Ignoravo…- ribatté Severus senza una vena di entusiasmo.
- Ti stavo invitando fuori a cena - gli fece la giovane, sfacciata - Ma se tu non sei in grado di cogliere... -
- Oh… ok! Perdonami, stavo in altri mondi…- Mentre camminavano aggiunse:
- Cos’è il chili?-
- Tipo fagioli neri con carne strapiccanti....-
- Un modo per suicidarsi, insomma… ma posso considerarmi aperto a nuovo esperienze.-
- Bene! - chiocciò Ninphadora, entusiasta. Lo afferrò per un polso e lo spinse in un vicolo: poco lontano dondolava, appesa ad un gancio di ferro, un'insegna con un peperoncino rosso in fiamme. Severus fece passare la ragazza per prima, dopodichè la seguì, silenzioso e guardingo. Era il tipico locale in cui Tonks sarebbe potuta finire a cenare: vivace, sia per clientela che per musica; travi di legno per pavimento e travi sul soffitto. Statue messicane in ogni angolo. I due vennero condotti ad un tavolo sotto la finestra, apparecchiato con semplici tovagliette di carta e posate avvolte in un tovagliolo bianco. Il menù tra i due bicchieri di vetro rigato.
- Lo so che è troppo poco snob per i tuoi gusti... - Tonks si accomodò, appoggiando la borsa sulla sedia rimasta vuota - Però a mia discolpa posso dire che si mangia davvero bene e che avevo tanta tanta fame! -
- Una buona volta, piantiamola con questa storia che io sono snob!- puntualizzò l’altro, alzando le sopracciglia- Questo posto è interessante. Poi, il fatto che non ci metterei mai piede di mia spontanea volontà è un altro discorso…-
- Allora ho fatto bene a barare, così hai potuto vedere un posto interessante – Severus socchiuse gli occhi.
- Barare?- ripeté lento, appoggiandosi allo schienale ed intrecciando le dita sull’addome- Da quando in qua bisogna barare per cenare fuori con qualcuno?-
- Beh, non ero sicura che avresti accettato... -
- Sempre per il fatto che sono snob e misantropo?-
- Magari sono io a non piacerti... – il mago rifletté un momento, e parlò poco prima dell’arrivo del cameriere: un ragazzotto dall’aria stressata, con un taccuino ed una penna tra le mani.
- Effettivamente sei una Black e i risultati con la tua famiglia sono sempre stati scadenti…-
- Vedi che sei snob? - ritorse lei e, senza aspettare, ordinò la stessa cosa per entrambi.
- No, sono realista!- protestò Severus- Ma non ho nulla contro di te, né contro il tuo amato cugino… non più… è diventato noioso…-
- Io lo trovo divertente. Ma dimmi di te, che hai fatto in questi ultimi anni? Su Sirius non c'è molto da dire...è rimasto il solito. -
- Oltre a riprendermi dall’aver visto la morte in faccia?- scherzò lui. Era passato un anno dagli eventi che avevano visto la fine del potere di Voldemort e la disfatta dei suoi Mangiamorte.
- Ho riassemblato i pezzi.- disse soltanto, saltando ogni riflessione con una scrollata di spalle.
- In che senso? - indagò la maga, mentre il cameriere arrivava con una bottiglia di acqua e due pinte di birra.
- In che senso cosa?- ritorse Severus. Cosa gli stava chiedendo esattamente? Quel che era accaduto con i Mangiamorte prima dell’arrivo dell’Ordine? O cosa significasse rimettere a posto i pezzi? In ogni caso, il mago scoprì di non aver mai parlato molto né dell’una né dell’altra cosa, perciò non si sbilanciò in risposte avventate.
- Aver rimesso a posto i pezzi... - Tonks sollevò il bicchiere con entrambe le mani e sorseggiò la birra, ritrovandosi due bei baffetti di schiuma candida. Messo alle strette, Severus rispose:
- Mi sono abituato all’idea di non dover essere più la spia di nessuno… ed ora mi ritrovo disadattato…- aggiunse, sperando di deviare la conversazione su qualcos’altro.
- E' una cosa strana da dire...dovrebbe farti sentire sollevato invece... -
- O incredibilmente inutile… dipende dai punti di vista- la corresse; allungando il braccio, le pulì il viso con il tovagliolo. Tonks sorrise.
- Immagino che quando sarai preso di più dalla scuola, la sensazione passerà. E poi ora tutti ti cercando, sei il Preside! -
- Se non altro avrò modo di gonfiare a dismisura il mio ego- esclamò serafico. La mano passò inconsapevolmente sull’avambraccio, dove un tempo aveva bruciato il Marchio Nero e al cui posto ora rimaneva soltanto una lunga cicatrice biancastra ed irregolare.
- E tu? Perché ti sei allontanata dagli Auror?- domandò cauto. Almeno il centro della discussione sarebbe diventata lei.
- Ho visto morire troppa gente a cui ero affezionata - ammise candida - mi sono resa conto che non era il lavoro giusto per me... – Una risposta più che lecita, su cui Severus si astenne dal fare commenti ironici.
- Dai… ammetto di essere felice di averti di nuovo tra i piedi…- mormorò, abbozzando un vago sorriso da dietro la cortina di capelli, che non ne volevano sapere di tenersi lontano dalla fronte.
- Ma se non mi hai mai potuto sopportare! -
- Posso essere felice di poter continuare a non sopportarti?-
- Perchè ti fa comodo che io ti faccia compagnia, come quando ti sei azzuffato con Sirius, ammettilo... -
Severus la scrutò beffardo.
- Sei tu che mi ronzi attorno, non io che ti cerco… ammettilo…- la rimbeccò. Un ragazzo, diverso da quello che aveva preso l’ordine, posò con poco garbo due piatti stracolmi di una poltiglia rossastra, in cui si potevano distinguere pezzi di carne e fagioli neri dall’aria bollente.
- Potrebbe essere... - fece lei, vaga. Tirò fuori le posate dal tovagliolo ed esclamò - Buon appetito! -
- Buon appetito- ricambiò lui imitandola. Nonostante tutti i pregiudizi, Piton scoprì che quella cosa gli piaceva; anche se con Tonks non l’avrebbe mai ammesso.
- Potrebbe essere non è una risposta esauriente- dichiarò.
- Sempre meglio di te che rispondi con una domanda o che rigiri le cose che ti dico io... -
- Quanto sei acida, Lady Black…- la prese in giro sorridendo al piatto- Se l’avessi saputo mi sarei portato dietro Scar…-
- Guarda che io non sono acida, sto solo facendo una constatazione. Magari sei tu che hai la coda di paglia... - gli sorrise, rituffandosi nel bicchiere.
- Sì, coda di paglia…- sbottò Severus; lasciò andare la forchetta nel piatto e si versò dell’acqua nel bicchiere.
- Stai bene con i capelli così.- constatò poi.
- Una via di mezzo fra Karèv e Scarlett... - disse lei noncurante, mandando giù un'altra forchettata di carne.
- Sai, sei singolarmente abile a cambiare argomento... – Severus scoppiò a ridere, allontanandosi disinvolto una ciocca corvina dagli occhi.
- Ad ognuno il suo mestiere- esclamò divertito. Passò un momento di silenzio, in cui bevve una sorsata, poi, posando il bicchiere, decretò:
- Dai, prometto di non sviare… cosa vuoi sapere?-
- Quello che ti ho chiesto prima...cosa hai fatto tra la fine della guerra e la riapertura di Hogwarts. -
- Sono stato a Spinner’s End. E mi sono tenuto lontano dalla gente- raccontò tamburellando con le dita sul tavolo; era un suo riflesso involontario: lo faceva sempre, quando si sentiva irrequieto.
- Ho avuto qualche problema a digerire alcuni discorsi che…- esitò: non sapeva se Tonks fosse la persona a cui gli sarebbe andato di parlarne. E così lo fece di nuovo. Aggirò l’ostacolo.
- Poi sono stato raccattato da Minerva ed è nata l’idea di ricostruire Hogwarts. Da quel momento in poi ho avuto troppo da fare per riflettermi addosso…- snocciolò.
- Tanto prima o poi ti caverò fuori di bocca la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità... - la giovane afferrò un pezzo di focaccia, lo riempì di chili e se lo cacciò in bocca gonfiando le guance.
- Vorresti torturarmi anche tu?- ridacchiò l’altro- Ti ho detto la verità…-
- Come sarebbe a dire "anche io" ? – Preso di contropiede, Severus dovette affrontare un pericoloso baratro di silenzio. Guardò Tonks, ma evitò di fissarsi sul suo sguardo per troppo tempo.
- Che nel caso, non avresti l’esclusiva…- rispose, ancora più piano.
Ninfadora lasciò educatamente andare l'argomento. Ripulì il suo piatto, svuotò il bicchiere e si immerse nel menu dei dolci, in modo da permettere all'altro di decidere se continuare a parlare o cambiare oggetto di discussione. E stranamente, lui non deviò.
- Ninfa…- la chiamò invece- Quanto sai di come andò quella notte al covo sotterraneo?-
- Quale covo sotterraneo? -
- Quello in cui Potter sarebbe dovuto morire… e in cui l’Ordine ha fatto irruzione evitandolo.-
- No, non c'ero...quindi se ti va di raccontare... -
- In realtà, speravo te ne avessero quantomeno parlato…- sussurrò Severus- Ad ogni modo, quella notte ero tra i Mangiamorte… con l’intenzione di salvare il figlioccio di tuo cugino. Solo che Tom Riddle decise di rivelare il fatto che fossi una spia dell’Ordine e… insomma, conosci i metodi che aveva per vendicarsi…- Provò ad alzare lo sguardo, osservando fugacemente la reazione dell’altra.
- Non sapevo niente - ammise lei, arricciando i bordi del menu con il quale stava giocherellando - In quel periodo non ero in grado di uscire di casa....comunque...non so che dire, mi dispiace... -
- Acqua pressoché passata…- le assicurò lui strofinandole il braccio- Però ecco… adesso sai perché cerco di aggirare l’argomento… non è granché divertente ricordare Voldemort e la sua passione per le Cruciatus non ridotte… se l’Ordine non fosse arrivato, mi avrebbe lasciato laggiù…- Piton s’accorse di avere la gola secca. Prese ancora il bicchiere; le dita tremavano leggermente, ma fece l’impossibile per nasconderlo.
- Mi dispiace - tornò a ripetere lei, senza sapere cosa dire veramente. Lasciò andare il menu per mettere la mano su quella di lui, schiarendosi la gola.
- Ti va un dolce? O torniamo a casa...? – il mago acconsentì alla prima ed entrambi ordinarono una porzione di ciambelline fritte con la Nutella. Durante l’attesa, per evitare all’aria di congelarsi, si ritrovò a far finta che niente fosse stato detto riguardo la fine della guerra. Intanto fuori era accaduto l’irreparabile: le nuvole si erano rotte in un martellante temporale.
- Come previsto…- commentò Severus gettando l’occhio ai vetri rigati della finestra.
- Fare un eccezione alla regola e permettere almeno agli insegnanti di Smaterializzarsi all'interno della scuola no eh? - commentò Tonks afflitta - Ci inzupperemo come due pulcini... -
- Ti confesso che non mi dispiace camminare sotto la pioggia… l’acqua sul viso è simpatica- ribatté l’altro- E Hogwarts è decisamente un bel posto per sentirsela ticchettare addosso…-
- Come sei tetro... in ogni caso non ho scampo questa volta...mi arrenderò alla pioggia in faccia. Ma ti avverto che potrei scivolare in qualche pozza di fango... -
- Puoi sempre usarmi come sostegno- le sorrise Severus di rimando. Poco dopo pagarono il conto e si lasciarono Hogsmeade alle spalle.
Il parco della scuola assumeva tinte particolarmente gotiche nelle notti di maltempo: il prato delle colline diventava un ondeggiante tappeto scuro, mentre il lago, una macchia nera dalle infinite profondità. E il galeone dei vampiri di certo contribuiva a rendere il quadro ancora più spettrale!
- Almeno sbrighiamoci...- sollecitò la maga, tirandosi su il cappuccio della felpa. Il terreno, già lo sapeva, sarebbe stato ancora più scivoloso del normale perciò decise di infilare con noncuranza la mano sotto al braccio dell'uomo, per evitare spiacevoli inconvenienti.
- Spero di non slogarmi una caviglia o cose simili...-
- Il radioso Karév sarebbe lieto di metterti addosso qualche ferro!- ridacchiò l’altro.
- Penso che chiederò a Scarlett di provvedere al suo posto... -
- Hai deciso di fasciarti la testa prima di rompertela?-
- Senti, mi stai prendendo in giro? Lo vedi da te che non passa un giorno senza che incappi in qualche incidente provocato da me stessa... -
- Lo so, lo so, rilassati!- cantilenò Severus. Senza pensarci, la cinse con un braccio, stringendola a se, e le scoccò un bacio sulla testa- Dovresti iniziare a prendere in considerazione l’idea di vivere sotto una campana di vetro, lo sai…? Almeno sarei sicuro di ritrovarti integra…-
- Ma porca... - Tonks slittò sull'erba bagnata, aggrappandosi ancora più forte a Piton che la sosteneva - Si, effettivamente dovrei... - ansimò rimettendosi in piedi più stabilmente.
- Tu metti in pericolo il mondo intero… sei peggio di Voldemort…- commentò il mago trattenendola. L’accaduto aveva cancellato ulteriori centimetri da quelli che separavano i loro visi.
Le guance di Ninphadora avevano assunto un bel colorito rosso porpora mentre se ne rimaneva li, ferma sul prato viscido, aggrappata al preside della scuola dove insegnava!
- Per fortuna tu sei abbastanza stabile per tutti e due... - butto lì.
- Arrossisci ogni volta che rischi la pelle?- le sussurrò l’uomo senza alcun cenno di ironia o sarcasmo.
- Beh... no, per la verità... – La contromossa dell’altro fu una leggera carezza che le scostò la frangia e scese giù soffermandosi sullo zigomo. La pioggia urlava, spezzando la superficie del lago, poco distante da loro.
- Si.. - mormorò lei, colta dall'imbarazzo del momento - Forse è il caso di avviarsi o, oltre ad una caviglia slogata, rimedierò pure un bel raffreddore... -
- Concordo…- frusciò Severus, sorrise e , prima di rimettere una certa distanza tra i due volti, toccò la punta del naso di Tonks con la sua.
- Andiamo, cucciola…- la esortò teneramente. Il portone era già molto vicino.
- Che ne hai fatto di Severus Piton? - si stupì l'altra - Lo sai, la pioggia ti fa diventare un po’ strano... - sorrise.
- Lo so, sono dannatamente debole al romanticismo dell’acqua…- le confidò tenendola vicina- Ma non lo rivelo a tutti anzi… gradirei che rimanesse tra noi…-
- Va bene cucciolo... - accondiscese Tonks, sorridendo da sotto il cappuccio - Sbrighiamoci che tra poco mi entra l'acqua pure nelle ossa... – Accelerarono il passo ed in breve furono sui gradini dello scalone d’ingresso.
- Evita effusioni eccessive… potrei avere reazioni inaspettate e fuori personaggio…. l’insano bisogno di abbracciarti, per esempio…- La porta si aprì spontaneamente davanti a loro, lasciando uscire fiotti di calore.
- Va bene, lo faremo in segreto... - gli disse, con aria complice. Con un atteggiamento sensibilmente più distaccato, raggiunsero fianco a fianco le camere degli insegnanti.
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ottobre 01
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- Una biblioteca che mantiene il suo fascino, nonostante le travagliate vicende di cui è stata spettatrice.- - Quello che contiene non è nulla a confronto di ciò che vi era prima.- - Non è importante. La storia la scrive chi si ricorda di lei. E qui, preside, ci sono cervelli con diversi anni alle spalle.- Era pomeriggio inoltrato, prossimo all’ora di cena. Lorcan Veisha e Severus Piton avevano avuto modo di incontrarsi soltanto la notte precedente, nella Foresta Proibita, in compagnia di Walt. Ed il modo in cui s’erano congedati, non s’era per nulla fatto portavoce di una buona prospettiva! Eppure i due, passeggiando tra gli scaffali dell’enorme biblioteca di Hogwarts, sembravano abbastanza sereni da riuscire a mantenere un comportamento di reciproco rispetto. - Nemmeno la memoria di un vampiro potrà riscrivere i tomi degli incantesimi che questo posto custodiva.- dichiarò Piton dopo un sorriso appena accennato. - Ne possono nascere di nuovi- gli fece notare Lorcan. - E di quelli antichi?- - Passerà del tempo e nessuno li ricorderà più.- Severus si prese una pausa di riflessione prima di rispondere. Entrambi fermarono i loro passi alla biforcazione costruita da una serie di alte librerie. I suoi scaffali erano pieni per metà, ma velati, come fossero anni che nessuno vi posasse più la mano. L’indice del mago disegnò una striscia sulla polvere, colorandosi il polpastrello di grigio, ma facendo vedere così la luce al legno della mensola. - È veramente difficile parlare con chi tratta il tempo come un granello di polvere- commentò ponderato; Lorcan fu pronto a ribattere: - È altrettanto faticoso considerare l’esistenza dal vostro punto di vista.- Si guardarono reciprocamente, come studiandosi. Un esame che nulla aveva a che vedere con l’aspetto esteriore, ma che scavava dentro, penetrando il nero delle pupille, scivolando verso il fondo della grande spirale dell’anima, dove la biblioteca era solamente uno spazio buio, senza confine, né significato. Lorcan Veisha. Eternamente giovane e per sempre indecifrabile, nella sua marmorea lucidità, che faceva vibrare il rosso dei capelli, come fuoco incandescente. Elegante, pulito, impeccabile in movimento, linguaggio e modo di agire. Praticamente perfetto, così come l’immortalità l’aveva reso. Severus schiuse le labbra per parlare, ma provò un fastidioso senso di vuoto in gola, come se ogni parola sarebbe stata superflua. Chi era quel vampiro per metterlo in una tale condizione? Quello però sorrise, senza alcuna traccia di sarcasmo, o arroganza; con lentezza, copiò il gesto del preside, sporcandosi anch’egli di polvere sul polpastrello dell’indice e, osservandone minuziosamente i dettagli, dichiarò: - Terremo testa alle difficoltà e supereremo l’ostacolo.- Severus lo fissò e ricambiò cautamente il sorriso sincero. - Tu hai a disposizione secoli e secoli per farlo...- gli fece notare. - Stai tranquillo: intendo considerarlo un progetto a breve termine…- rilanciò Lorcan. Fu la prima pietra di quel castello chiamato mutua simpatia.
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settembre 06
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Notte limpida, cielo stellato, luna alta e tonda; se non fosse stato per il fatto che a quella stessa ora, da qualche parte, nella stessa foresta dove si sarebbe andato ad infilare a breve, Remus Lupin stava dando sfogo a tutto il suo istinto animalesco sotto forma di lupo mannaro, Severus avrebbe potuto felicemente dire di essere lieto di accompagnare Walt nella ricerca dei boletus granulatus aureo, o come venivano spesso chiamati dai non addetti ai lavori, trifogli d’acqualieta. Non aveva tardato un attimo ad accettare l’invito: dopotutto amava trafficare con erbe rare, e quella ne era una particolarmente difficile da trovare, specie in un luogo come la Foresta Proibita di Hogwarts. Così il preside, all’una esatta di notte aveva indossato lo scuro mantello di feltro verde, intascato bacchetta ed una serie di antidoti di precauzione, poi s’era lasciato alle spalle il castello addormentato ed aveva fatto rotta verso le serre di Erbologia, lì dove Walt lo stava sicuramente aspettando. Camminò per un po’ lungo il viale, poi tagliò per il parco, dove l’erba soffice ovattò i suoi passi e riportò il dolce silenzio della notte a far da primo attore sulla scena. Un profumo frizzante gli riempì le narici, dandogli la straordinaria sensazione di essere libero. Il vento era fermo, così come le foglie della foresta, in fondo alla collina, ma il tenue bagliore di qualcosa che somigliava tanto ad una lucciola assorbì tutte le attenzioni del solitario viandante che, distogliendo lo sguardo dall’arborea macchia nera, raggiunse in fretta il complesso di serre.
- Preside? Lei è?- la voce di Walt risuonò nel silenzio della notte mentre si faceva luce con la bacchetta. Severus si portò nel fascio del Lumos, esclamando:
- 'Sera, Walt. Aspetti da molto?- ed intanto ne scrutò attentamente il vestiario: come da perfetto montanaro qual era, indossava dei grossi stivali di gomma neri, dei pantaloni molto pesanti e una camicia di lana scura, mentre in mano teneva stretto un cestino di vimini contenente attrezzi di vario genere. Quando vide il volto del preside sorrise subito, replicando:
- No! Per nulla! Grazie molte di essere venuto!-
- Piacere mio- fece l'altro stringendosi nella spalle- Sono felice di potermi distrarre di tanto in tanto...- si guardò attorno, cercando di ricacciare in gola quell'accenno di riso che gli stava salendo sulle labbra a causa del cestino di vimini.
- Allora!- esclamò con singolare entusiasmo- Vogliamo andare?-
- Pene!- esclamò Walt aggiustandosi la camicia- Ho bisogno di posto molto buio sotto la foresta! Più buio possibile, con piccoli cespugli. I Boletus crescono sotto questi cespugli!-
- Sì, ne ho una vaga idea...- commentò Severus con leggera ironia: erbe e pozioni erano i suoi punti forti; aveva sempre trovato irritanti coloro che credevano di potergli impartire lezioni sull'argomento!
- E Walt, un'altra cosa...- aggiunse guardando avanti- Si dice bene, non pene... a meno che tu non voglia riferirti a qualcosa di molto più... basso-
- Si! Quello che ho detto!- asserì soddisfatto l'omone mentre camminava verso l'oscurità della foresta- Dato che oggi c'è luna piena, sarà più difficile trovarli! Di sicuro in luogo giusto dovremo spengere bacchette!- terminò guardando con attenzione la faccia del compagno ; Severus ricambiò lo sguardo con un cenno di preoccupazione.
- C'è qualcosa che non và?- domandò; e intanto discendevano la collina, avvicinandosi sempre più al bordo della foresta, il cui interno era talmente fitto che sembrava nascondere soltanto il buio. Walt, rassicurato dalla reazione del preside, sorrise e continuò tranquillo. Cominciò una descrizione dettagliata della sua amata Foresta Nera e di come fosse molto simile a questa, ma molto più grande.
- Ad ognuno le sue- asserì Severus al termine del sermone- Ma non credere che la nostra, poiché più modesta, non celi i suoi segreti...- spiegò, per poi aggiungere con un soffio:
- Un tempo v'erano gli Unicorni... poi sono morti... sostituiti dalle Arpie...- un lampo di malvagio divertimento gli attraversò il volto: sarebbe riuscito a spaventare Walt prima di mettere piede nella foresta?
- Arpie!- urlò di scatto l'altro- Esseri demoniaci quelli! Portano erbe molto introvabili! Questa è ottima notizia!- continuò estasiato. Dopo qualche secondo però aggiunse:
- Ehm, non pensa che sono un po' pericolose vicino a scuola?- Inizialmente deluso dalla reazione spavalda del compagno, ma lieto poi di sentire l'inquietudine nella seconda parte della risposta, il mago sospirò:
- L'importante è non stuzzicarle... sono creature incredibilmente territoriali, loro!-
- Si! Io conosciute qualcuna in vita!- aggiunse fiero Walt- Però non incontri amichevoli... non voleva lasciare quella radice! Ho dovuto strappargliela dalle unghie! Poi ho buttato le sue unghie rimaste sulla radice... e poi ho corso parecchio. Ah, si! Notte movimentata quella!- Severus si fermò, poco prima dell'inizio degli alberi; mandò a Walt uno sguardo inquisitore che lo esaminò da cima a fondo, poi esclamò incredulo:- Fammi capire, tu hai fatto a pugni con un'Arpia?-
- No!- si difese subito l'altro- Lei non voleva dare la radice e io ho dovuto prenderla con forza. Ma pugni no! Mica sono matto! Sono scappato per quello!-
- Mmh- mugugnò incerto l'altro- E sei sopravvissuto- Ancora prima di inoltrarsi nel buio della foresta Walt si girò verso il preside ed affermò compiaciuto:
- Beh... in effetti io non ricordo molto pene come sono tornato a casa, però mi ci sono svegliato! Quindi si, sono sopravvissuto!- La soddisfazione fece posto ad un’espressione preoccupata sul volto dell'insegnante di erbologia, che pensò:
“Spero queste arpie non conoscano quelle di Germania, sennò potrebbero riconoscere me!”
Per niente convinto di voler accettare la possibilità che quell'uomo così strambo avesse potuto tener testa ad un'Arpia, Severus lasciò cadere l'argomento, riprese a camminare e, per qualche minuto, rimase in silenzio ad ascoltare i suoi passi che schiacciavano il tappeto di foglie morte immobili sul terreno. L'odore di sottobosco si fece sempre più aspro, e la temperatura più umida man mano che si addentravano. Fortuna che il mantello di feltro stava valendo i soldi che era costato, altrimenti la serena passeggiata sarebbe mutata in orribile incubo!
- Allora- ricominciò rompendo finalmente il silenzio- Lamentele da rivolgermi riguardo la scuola?-
- Devo dire che miei ragazzi sono molto disciplinati e volenterosi!- disse con tranquillità- Lo stesso non posso dire dei Serpeverde... qualche volta c'è bisogno di qualche urlo, ma dopo, tutto è tranquillo... c'è stata una volta che ho dovuto urlare talmente forte che ho svegliato mandragole nell'altra serra!-
- C'erano Grifondoro nei paraggi?- s'informò Piton.
- Si, può essere! Io penso che si stuzzicano molto tra quelle due case, ma stessa cosa non avviene tra Grifondoro e Tassorosso, quindi in Serpeverde c'è qualcosa di strano per me!- spiegò subito Walt; l'altro scoppiò in una breve risata.
- I Grifondoro sono sempre stati dei gran provocatori...- spiegò- poi la storia ha voluto che i Serpeverde ricoprissero il ruolo dei "cattivi ragazzi", ma la verità è un'altra...-
- E quale? Che i veri brafi sono loro?- chiese poco convinto.
- Credi davvero ci siano dei bravi e dei non bravi?- replicò Severus, che amava così tanto restituire le domande al mittente.
- Tu detto ciò!- si difese Walt- Tu detto che secondo te Serpeverde non sono cattivi ragazzi. Ma riguardo a disciplina non si può negare! Tassorosso sono più disciplinati!-
- Meglio che tu non sappia quale sia stata la mia idea dei Tassorosso...- sogghignò Severus; avevano camminato già abbastanza da essere completamente immersi nel turbante labirinto di altissimi tronchi.
- Perché? Cosa tu pensa di Tass...- Walt si rese conto di quanto in profondità fossero andati, quindi rallentò e chiese piano:
- Io sto seguendo te, eh! Tu sa dove stiamo andando? Luogo molto molto buio con piccoli cespugli!-
- E la luna non in vista- completò Severus seccato- Sì, so perfettamente dove crescono i boletus, Walt... e forse sarebbe il caso di cominciare ad affrettare il passo: il posto è oltre quell'intreccio di foglie, ma solitamente questa zona è pattugliata dalle suddette Arpie... ed io...- annunciò scansando una fronda troppo bassa- Nonostante mi senta altamente protetto dalla tua presenza, preferirei non dover intasare il mio Pensatoio con ricordi troppo dolorosi di questa splendida nottata- L'omone rise nervoso e seguì cauto il preside.
- Se loro riconoscono me, io scappo velocissimo!- sbottò d'un tratto- Non ti preoccupare!-
- La mia fiducia in te cresce di momento in momento…- ribatté laconico l’altro.
S'inoltrarono nel fitto intreccio di rami spinosi, e lì fu parecchio difficile farsi luce, avanzare e portare avanti una conversazione allo stesso tempo! Severus utilizzò spesso incantesimi per sciogliere i nodi ed aprire così un varco accessibile alla stazza di Walt, ma finalmente, dopo una lunga serie di faticose manovre, i due riuscirono a raggiungere una zona più pulita, dove crescevano tanti piccoli cespugli bassi e neri, fatti di foglie appuntite che sembravano le scaglie di qualche essere assai più vivente di una comune pianta!
- Eccoci qui- annunciò il preside ripulendosi i capelli da tutto ciò che vi si era incastrato dentro- Poco più in là c'è una bella radura, ma al momento credo proprio non ci interessi, giusto?-
- Penissimo!- esclamò Walt tutto eccitato- Ora noi si spegne le bacchette e si va a guardare sotto i cespugli!-
- Benissimo Walt, benissimo...- lo corresse ancora lui roteando gli occhi; L'altro non lo ascoltava più. Prese le forbici e con disinvoltura si piegò sotto un cespuglio immerso nell'ombra. Una leggera luce uscì da sotto le foglie, accompagnata dal suono metallico delle forbici che tagliavano il fungo.
- Dì un po', perché vuoi mostrare questa roba agli studenti? Non fa parte del programma canonico- ricominciò Severus frugando anch'egli con le lunghe dita e cavando dal terreno tutti i funghi che riusciva a trovare.
- Boletus Aureo è eccellente esempio di fotoxina presente in funghi!- spiegò calmo mentre riponeva dei funghi nel cesto- secondo me è obbligo mostrare ciò a studenti di quarto anno in argomento di sostanze luminescenti!-
- E pensi di parlargli anche dell'effetto mortale che la bestiola può avere se il sangue entra in contatto con la polvere del cappello?- indagò. Walt si bloccò un istante: non aveva pensato a quell'inconveniente...
- Beh, io pensato: perché studente dovrebbe perdere sangue o ferirsi?- provò a spiegare- Io dare loro guanti, ovvio!- Severus smise di cercare ed inarcò un sopracciglio.
- Quindi, a rigor di logica, io potrei benissimo far lavorare i miei studenti ad un Distillato di Paralisi Permanente senza temere incidenti, per il semplice fatto che li munisco di ampolle- decretò scettico.
- Beh! Ma questo ben diverso!- sbottò l'altro- Questi funghi sono pericolosi se toccano sangue! Con Distillato Paralisi Permanente è più pericoloso perché basta contatto con pelle!- l'altro scrollò le spalle.
- Volevo solo farti notare che gli incidenti possono capitare...- borbottò; Walt si alzò in piedi, riponendo un altro fungo splendente nella cesta. Rimase fermo, pensieroso per qualche secondo, per poi dire cupo:
- Fa pene, tu hai ragione! Io penso che questi bastano perché io deciso di fare dimostrazione fatta da me, alle classi! Così è più sicuro!- ma Severus sospirò facendo ricadere il mento sul collo.
- Perdonami- disse divertito- Non era mia intenzione intromettermi nei tuoi metodi didattici! Sono quasi sicuro che sapresti mantenere uno stretto controllo della situazione, in caso di necessità...- No, in realtà non ne era affatto convinto, ma in quel momento gli sembrò giusto mostrarsi fiducioso.
Prima che Walt potesse rispondere, un fruscio riempì il silenzio del sottobosco. Un rumore proveniente da troppo vicino...
Il professore di Erbologia si la sciò scappare un leggero gridolino, ma poi pose subito il cesto a terra per prendere la bacchetta.
- Tu stare tranquillo, professore. Io riconosciuto movimento di foglie molto pene! Essere grattare di unghie di femmina di Orso-Botte!- sentenziò calmo, puntando la bacchetta in avanti- Io faccio scappare con spruzzo di acqua...-
- State fermo... l'Orso-Botte in questione potrebbe avere qualcosa da ridire...- sussurrò però una voce fredda. Il cespuglio si aprì: Lorcan Veisha fece la sua comparsa e, dopo un'occhiata spenta alla bacchetta di Walt, avanzò di qualche passo esclamando:
- Questa notte la Foresta sembra contare molte più creature del solito-
- Oh! Professore Veisha!- esclamò ansimando Walt- Voi fate rumore molto simile a Orso-Botte dietro al cespuglio!- e rilassandosi raccolse il cestino.
- Non conosco queste creature,- dichiarò Lorcan- ma posso assicurare che anche voi avete una bizzarra maniera di mantenervi silenziosi...-
- E voi avete una bizzarra maniera di spiare- gli fece eco Severus: il tono asciutto di quel vampiro non l'aveva mai convinto completamente, inoltre, non riusciva a smettere di chiedersi se egli avesse o meno lo stomaco pieno. Per precauzione, decise di non allentare la presa sul manico della bacchetta celata dal mantello.
- Questo solo perché noi stavamo raccogliendo funghi luminosi, che non risentono di rumore- spiegò in tono saccente l'omone tedesco- Voi invece? Cosa fate in foresta da solo?- Lorcan tentennò, ma alla fine rispose:
- Pensavo di godermi la notte. Purtroppo però, l'aria è appesantita dal fetore di altre creature...- Un lampo di comprensione balenò sugli occhi di Severus: quelle altre creature non erano né lui, né Walt...
- Creature? Tu visto arpie vicino?- rispose preoccupato Walt; Lorcan aggrottò la fronte, rispondendo gravemente:
- Loro sanno nascondersi, ma posso sentirle.- dopodichè si rivolse a Severus, inclinando leggermente la testa di lato.
- Non sono un esperto di didattica minorile, ma a lei sembra prudente permettere a certe creature di girovagare libere a così breve distanza dagli apprendisti?-
Il mago scrollò le spalle, allentò un poco la presa sulla bacchetta e ribatté:
- Controllo tre vampiri all’interno delle mura di Hogwarts… una nidiata di Arpie nella Foresta sarà un passatempo.-
- Questa è verità! Arpia lasciata in pace, in pace sta! È un detto della mia terra!- disse Walt, rassicurandosi con le sue stesse parole.
- Io conoscevo il detto “La bocca dell’Inferno è annunciata dal fetore delle Donne-Uccello”.- aggiunse calmo Lorcan- Immagino che ogni paese abbia la sua versione.-
Severus sospirò, leggermente irritato dalla tranquillità del vampiro.
- Nessuna bocca dell’Inferno, Signor Veisha- lo rasserenò- L’arrivo di queste creature è dovuto a ben altri motivi… motivi che hanno ucciso Unicorni e Centauri. Motivi che si chiamano guerra. Non pretendo che lei capisca.-
La notte frizzante accompagnò con la sua mano il silenzio dell’insegnante di Storia che, con i suoi occhi scuri, più di quelli di Piton, osservò bene ogni movimento delle foglie, come se in realtà, l’accigliata risposta ricevuta, non l’avesse nemmeno sfiorato.
- Sangue sacrificabile, immagino.- disse ad un certo punto, con una voce che serpeggiò nelle orecchie, con lo stesso sinuoso movimento della coda di un delfino.
- Ehm… io pensa che questi non sono discorsi da fare qui.- balbettò il tedesco guardando preoccupato entrambi i professori- È qualche tempo ormai che siamo fermi in stesso luogo. Questo non è bene, se intorno ci sono certe creature! Non pensate che sia il caso di muoversi, preside?-
- Assolutamente d’accordo.- rispose lui, sfoderando un tono piuttosto arido- Lasciamo il signor Veisha alle sue elucubrazioni… notturne.-
- Buon proseguimento.- disse Lorcan chinando rispettosamente il capo e piegando le labbra in un tenue sorriso, spigoloso quanto lontano.
- Gute Nacht professore! non faccia troppo tardi!- salutò Walt sollevato, senza pensare davvero a ciò che diceva, poi sistemò gli ultimi funghi nel cesto e si avviò assieme a Piton. Il passo che teneva il professore di erbologia era decisamente più veloce dell'andata. Non vedeva davvero l'ora di tornare al chiuso!
Dairon
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domenica, 04 novembre 2007
Avviso: il post che segue contiene scene di sesso non adatte a minori di 18 anni. Chi, in generale, si possa ritenere troppo sensibile o offeso da tali contenuti è pregato di non leggere.
Il sole aveva tiranneggiato in cielo per tutta la mattinata; nessuna nuvola si era avvicinata a Hogwarts e la temperatura aveva consentito le maniche corte a studenti e professori. Dopo pranzo, Sinclair aveva preso l’ingombrante pila di relazioni da correggere per il giorno dopo e s’era recato al piccolo gazebo isolato, tra la Foresta Proibita e il campo di Quidditch: adorava lavorare all’aria aperta, era un ottimo modo per mitigare la tetraggine della materia, Difesa contro le Arti Oscure. Dopo circa mezzora che correggeva pergamene ed assegnava voti sul tavolo traballante che lo stava facendo dannare, il cielo cominciò ad annuvolarsi, il vento si alzò, facendo cantare le foglie delle piante rampicanti, ed il rumore lontano dei tuoni scacciò minacciosamente la bella giornata. Sinclair alzò gli occhi e si guardò attorno. - Bene…- commentò sarcastico; il cielo oltre il comignolo del forno a legna era di uno strano colore plumbeo. In lontananza, all’unisono con il vento che spazzava il suolo, qualcos’altro veniva verso il gazebo facendo scricchiolare le foglie ingiallite. - Hai bisogno di un ombrello?- domandò qualcuno alle spalle del mago. - Ehi!- esclamò lui voltandosi: Scarlett era ferma sotto l’arco d’ingresso, vestita con gonna jeans e canottiera, con una felpa notevolmente abbondante. - Sei venuta a restituirmi quella, immagino- aggiunse indicando l’indumento, poi sorrise e tolse i capelli dal viso. - No, l’ho requisita- sorrise lei avvicinando e sbirciando dalle sue spalle. - Hai finito con quelli?- chiese indicando la pila di compiti sul tavolo; Sinclair sbuffò: - No… ne ho ancora una marea. Non credevo potesse essere così difficile fare il professore…- fece un cenno con le mani, invitando sua sorella a sedersi sulle sue ginocchia. Intanto le gocce di pioggia avevano cominciato ad infrangersi sulle canne di bambù del tetto. - Vuoi darmi una mano?- domandò poi. - Non è il mestiere che è difficile- lo prese in giro lei- è solo che tu sei incredibilmente metodico e… lento!- Scar sorrise subito dopo, stemperando la battuta, e si sedette sulle ginocchia del fratello. - Guarda che non è un difetto l’essere metodici!- protestò lui appoggiandole il mento sulla spalla; poco dopo aggiunse asciutto: - E poi non sono lento… o meglio, posso essere molto rapido…- La pioggia si fece regolare, diventando una sorta di colonna sonora. - Comunque sia, io ho finito di correggere i miei compiti molto tempo fa, perciò posso darti una mano… o tutte e due- rilanciò la donna, arrotolando una ciocca di capelli di Sinclair attorno al dito. - O farti compagnia…- soffiò- o lasciarti solo, se preferisci…- - Sono frastornato da tutte queste opzioni…- disse Sinclair prendendo tra i denti il lobo dell’orecchio dell’altra- Sai che succede se ci beccano qui fuori?- fece. - Gli studenti si azzardano a venire fin qui?- - Ho visto dei tipetti piuttosto vispi che sorvolano spesso sulle postille del regolamento…- disse pensieroso- Ma potrei sempre modificar loro la memoria, se dovesse accadere…- Una goccia d’acqua filtrò dalla copertura e bagnò il primo foglio della pila Serpeverde. - Ma porc…- imprecò a mezza voce Sinclair, alzando gli occhi al cielo; i lunghi capelli bianchi gli scivolarono oltre le spalle. Scarlett non perse l’occasione che la mossa del fratello le aveva dato e, piegato il collo, poté raggiungere quello di lui. - Mica tutti sanno chi siamo veramente- le ricordò sospirando ad occhi chiusi; le sue dita corsero lungo la schiena della ragazza, mentre l’altra mano risaliva la gamba percorrendo delicatamente il bordo della gonna sbarazzina. - E Sev non mi è sembrato un gran ficcanaso…- - Adesso lo chiami Sev?- domandò lei, continuando a percorrere la gola del fratello con la bocca. - Siete così amici?- indagò ancora, intanto che la mano rimasta libera risaliva la fila di bottoni della camicia in cerca del primo da slacciare- Che gli hai raccontato?- Sinclair la guidò nella ricerca rispondendo: - Di certo non gli ho detto delle nostre abitudini incestuose…- poi, con un rantolo di desiderio fremente, aggiunse: - Mi sta venendo voglia di trasfigurare questa sedia in un paio di forbici e tagliarti la canottiera…- - Puoi anche cercare di strapparla a morsi, per quel che mi riguarda…- sospirò lei, lasciando che il bottone sgusciasse fuori dal tessuto. - Sai che su questo tipo di cose non mi lamento… e se mi lamento è… beh, non sono gemiti di dolore…- - Ah…- esalò il mago con un gran sorriso; di scatto passò un braccio sotto le sue ginocchia e si alzò in piedi, dondolandola a mezz’aria. - Quindi fammi capire- ricapitolò- abbiamo deciso di giocare ancora ai fratellini incestuosi?- guizzò con la testa e la baciò sul collo. - Se non ti và… posso pregarti di farlo… o costringerti con la forza- miagolò Scar- Sai benissimo che i fratellini incestuosi è il mio gioco preferito…- per tutta risposta, il ragazzo lanciò uno sguardo all’ambiente circostante; quando fu convinto di essere veramente solo con lei, avanzò fuori dal gazebo e mise a sedere Scarlett sul marmo bagnato del ripiano vicino al forno a legna. La pioggia macchiò subito la camicia e la felpa, i capelli si impregnarono d’acqua. - Trovi che farlo sotto la pioggia sia più eccitante di un tavolo asciutto?- chiese Scar e rabbrividì a contatto col ripiano freddo. Le sue gambe si andarono ad annodare attorno alla vita del fratello, mentre le dita provvedevano a finire di slacciare la camicia in modo che sia le gocce d’acqua che la bocca della giovane potessero avere libero accesso a ciò che l’indumento nascondeva alla vista. - Ha qualcosa di… alternativo- decretò Sinclair con tranquillità, poi prese la felpa e gliela sfilò con attenzione. - Questa è mia- spiegò- perciò non la roviniamo…- la lanciò sul tavolo, afferrò saldamente la canottiera e tirò; quella si strappò netta, scoprendo un seno inaspettatamente scoperto. - Forse sarei stato meno irruente, se l’avessi saputo- commentò il ragazzo, con i due pezzi della canotta tra le mani; poi però scrollò le spalle e dichiarò: - Vabbé… questa- disse riferendosi a ciò che aveva appena distrutto- era tua, quindi si poteva rovinare- - Sei un bastardo, fratellino- dichiarò quindi lei- ma sei anche così terribilmente eccitante che per questa volta ci passerò sopra…- - Anche perché avrei trovato il modo di farmi perdonare…- fece lui malizioso- Intanto però… togliamo queste- le sue mani si infilarono sotto la gonna, si arrampicarono su per le gambe e strinsero l’elastico degli slip che, con una mossa complicata, finirono a terra, poiché il lancio non raggiunse il tavolino. - E questa credo non ti servirà…- la cintura di Sinclair cadde ai suoi piedi e le dita della giovane non ci misero molto a slacciare anche i jeans. - Trovo inutile tutta questa stoffa che hai addosso…- - Sai, se girassi nudo per Hogwarts, per essere pronto a far sesso con te in ogni corridoio, forse potrei incorrere in qualche problema- disse. Adesso le dita formicolavano sui fianchi, si spostavano all’interno e premevano in senso opposto, aprendo la bramata via. - Mi piacerebbe fare sesso con te in ogni corridoio di Hogwarts…- sospirò lei, godendosi ciò che le dita del fratello stavano facendo- E visto che ne ho voglia anche ora…- le mani completarono la frase al posto della voce, lasciando il ragazzo completamente nudo dalla vita in giù. Sul volto di Sinclair apparve un bel sorriso, avvicinò a sé la ragazza, finché i seni toccarono il suo petto, su cui lacrimavano le gocce di pioggia. La pelle liscia e bagnata chiedeva solo di essere accarezzata, graffiata, azzannata; il mago si piegò in avanti, cercò le labbra con le proprie e le fece sue affondando in un bacio fin troppo indiscreto. Il cielo stava tornando limpido, ma la pioggia era ancora abbastanza da farli rabbrividire. Scarlett sospirò, le dita sulla schiena del fratello che si facevano strada sulla pelle bagnata, graffiandola, tirando il corpo contro il proprio. - Ti voglio, fratellino…- gli disse quindi, fissando gli occhi grigi in quelli grigi di lui. - Perché, io no?- replicò l’altro al limite di un sospiro e, con ardente passione, esaudì in un solo colpo i due desideri. - Vieni qui, sorellina…- le sussurrò chiamandola a sé ed allontanandola, in una dolce giostra erotica che avvicinava con ritmo i loro addomi. Naso contro naso, l’uno respirava i mormorii accesi dell’altra. - Vengo…- soffiò lei- sicuramente… e ci metto anche poco se continui così…- - Ti avevo avvertita…- esalò lui soffiando il proprio piacere- so essere molto rapido… poi… questa pioggia è… molto interessante- - Davvero…- concordò la giovane: sentiva le gocce d’acqua infilarsi tra i capelli, scenderle sul viso, sulla schiena e tra i seni incollati al petto di suo fratello. Sentiva le mani di lui addosso ed ancor più lo sentiva nel suo corpo che stava esprimendo attraverso brividi sempre più intensi ciò che Scar stava provando. Non ci volle molto davvero, quindi, perché il piacere arrivasse all’apice facendola irrigidire tra le braccia di lui. - Freddo, sorellina?- la provocò il mago, ma prima di ricevere risposta strinse i denti, strizzò gli occhi, serrò le labbra ed affondò le unghie nella schiena di sua sorella. Ciò che lei aveva provato un attimo prima, ora stava vibrando nel suo corpo, pizzicando i nervi, indurendo i muscoli dell’addome e poi… Una calma pulsante, quella che segue il roboante frastuono di un turbine cresciuto pian piano ed ormai arrivato alla sua morte. - E tu?- domandò Scar, sorridendo pigramente, sentendo il ritmico contrarsi del corpo del fratello nel proprio. - Non immagini quanto…- scherzò lui, mentre la pelle d’oca gli correva sulle braccia increspandogli i peli chiari. Un altro bacio, semplice. Un altro ancora ed un altro. - Sta smettendo…- mormorò rivolto al cielo: le nuvole si erano diradate abbastanza da lasciare al sole una mera possibilità. - Puoi finire di correggere i tuoi compiti…- propose la maga che, però, continuava a stringere le gambe attorno alla vita dell’altro senza dargli possibilità di muoversi. - Sinceramente, sono sopraggiunte delle nuove priorità…- ribatté Sinclair; fece per tentare un altro bacio, ma il rumore di foglie calpestate nei paraggi lo fece improvvisamente irrigidire. - Cazzo!- trasalirono contemporaneamente; le gambe di scarlett mollarono all’istante la presa. La ragazza saltò giù dal ripiano rivestendosi alla maggiore velocità consentitale. Sinclair si tirò su i pantaloni, agguantò la camicia, guizzò al tavolo e lanciò la felpa a Scarlett. Vide gli slip, li afferrò e se li infilò in tasca. - È Mercutio- decretò quando l’aria si riempì di un fischiettare spensierato. La sorella si tirò su la zip della felpa per nascondere la canottiera a brandelli, diede una rapida sistemata ai capelli e commentò: - Impiccione…- L’altissima sagoma dell’insegnante di Quidditch si stagliò all’ingresso del gazebo. - Ciao ragazzi!- esclamò gioviale, poi s’accorse delle espressioni sorprese, dell’acqua che grondava dai loro capelli… e della felpa singolarmente asciutta che copriva Scarlett; allora cominciò a fantasticare su qualcosa di molto stuzzicante… - Ho interrotto qualcosa?- aggiunse cauto. - NO!- dichiarò la ragazza divenendo terribilmente seria; lanciando un’occhiata al fratello decretò: - Correggevamo i compiti…- - Poi il temporale ci ha sorpresi- aggiunse Sinclair con lo stesso tono compunto; Mercutio allargò gli occhi ed annuì eloquente. - Ed ora avete finito?- domandò improvvisamente interessato. - Credo che il professor Ross abbia lasciato qualcosa in sospeso…- Scar indicò con il mento la pila di compiti sul tavolo. - Ehm… sì- mormorò Sinclair avvicinandosi ai fogli e risistemandoli. Guardò Scarlett con aria molto professionale ed aggiunse: - Allora ci vediamo a cena, professoressa Monteleoni- Mercutio inarcò un sopracciglio e chiese a sé stesso: “Da quand’è che si danno del lei?” Scarlett sorrise ad entrambi, si strinse nella felpa e si avviò all’uscita. - A dopo, professore…- disse- A dopo, Mercutio…- e sparì. Un momento di silenzio intercorse tra i due ragazzi rimasti soli, Mercutio riprese a fischiettare dondolando per il gazebo. - È diventato troppo umido per la mia cervicale…- sentenziò Sinclair prendendo penne, fogli e registri. - Eh già… la pioggia inumidisce…- insinuò Mercutio; l’altro preferì non rispondere, salutò il giovane spaccone e tornò verso Hogwarts. Mercutio lo osservò finché non svoltò dietro la siepe, allora cominciò a contemplare le piante rampicanti, soffermandosi sui boccioli. L’occhio gli cadde inesorabilmente sulla cinta ai piedi della penisola di marmo…
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martedì, 16 ottobre 2007
La prima cosa fu una penetrante fitta alla testa, come se una lama appuntita fosse passata attraverso la tempia ed avesse reciso, in un colpo unico, tutte le terminazioni nervose. Poi arrivarono pure le difficoltà a muovere gli occhi, guizzanti dietro le palpebre ancora chiuse. Era tutto molto doloroso, immerso in una stasi temporale e sensoriale che aveva ottenebrato sensibilità e ricordi.
Per qualche secondo Severus non fu in grado di collocarsi in nessun luogo; aprì gli occhi, e la luce soffusa delle candele gli diede fastidio, così li richiuse spasmodicamente, emettendo un tenue mormorio infastidito. Ma qualcosa era riuscito a vedere: mura familiari, tende familiari…
Hogwarts…
Respirò lento, stirò le braccia e fece un altro tentativo. Stavolta andò meglio, ma le immagini gli giunsero sfocate e in duplice copia.
Qualcosa si ghiacciato gli sfiorò la fronte e una voce maschile chiamò - Preside? - Il viso marmoreo di Karèv lo fissava immobile da sopra al cuscino - Riesce a rispondermi? -
Nessuno avrebbe potuto dire se Severus non rispose per le sue condizioni fisiche, o per paura dell'inquietante medico vampiro; lo fissò immobile, deglutendo a fatica, i palmi delle mani ben distesi sulle lenzuola. Karèv alzò l'occhio verde.
- Premorte.- decretò tetro, fissando apparentemente qualcuno che poteva trovarsi dall'altro lato della stanza.
- Karèv! Ma ti sembra il caso di spaventarlo? - ribatté quindi una voce dal forte accento francese, e subito dopo il viso di Nadeje apparve all'altro lato del letto.
- Non si preoccupi, preside...- aggiunse. Severus li osservò ancora più preoccupato: era in trappola! Due vampiri che gli falcheggiavano intorno parlando di morte...
Sperò con tutto il cuore che avessero già cenato; perché doveva essere sicuramente calato il sole, altrimenti ci sarebbe stata l'infermiera del turno mattutino...
L'infermeria di Hogwarts era sempre stata un posto suggestivo: una enorme stanza ariosa, con un soffitto a cupola decorato nella parte superiore da una fila di finestre che correvano lungo il perimetro. In quel momento però, la sala non era illuminata dai raggi del sole poiché alzando lo sguardo si poteva vedere solo l'oscurità del cielo, qualche rara nuvola di passaggio ed ancora buio. I letti erano, proprio come un tempo, allineati contro i lati lunghi della stanza, con le lenzuola stirate di fresco ed i paraventi a garantire l'intimità dei degenti.
- Ha avuto una commozione cerebrale...- parlò allora Karèv, tornando a fissare il suo occhio verde sul mago.
- Wow...- commentò piano lui, ed la possibile causa di tutto quello cominciò lentamente ad affiorargli tra i ricordi annebbiati: Sirius Black. Fece una rapida carrellata sugli oggetti che ingombravano il comodino, poi si fermò sull'espressione calma di Nadeje, e su quella macabra dell'amico.
- Che mi avete fatto?- chiese. Effettivamente non avrebbe voluto dirlo, ma la preoccupazione di esser stato una loro vittima lo portò a parlare, e portare, al tempo stesso, due dita alla giugulare.
- Le ho dato qualche antidolorifico, ho tamponato la ferita e le ho bendato la testa. - elencò Karèv.
- Non ci siamo serviti di lei come cena, preside...- aggiunse poi nadeje, probabilmente per prevenire qualche scoppio della macabra ironia dell'insegnante di Guarigione.
Questo parve rassicurare molto il paziente, che tirò un vistoso sospiro di sollievo, rilasciando i muscoli del collo e sprofondando nel cuscino.
- Ve ne sono grato...- mormorò ad occhi chiusi, poi portò una mano sullo zigomo, e lo sentì bollente. Improvvisamente sentì di nuovo un odio profondo verso Black, verso il suo ghigno beffardo, i suoi movimenti. Un'altra volta colpa sua. Colpa sua se fosse nata una nuova entusiasmante notizia che avrebbe fatto il giro di Hogwarts in meno di un giorno.
- In realtà ha perso una discreta quantità di sangue...che spreco.- Karèv sembrò sospirare, e si aggiustò la benda nera - In ogni caso dovrà stare a riposo, e potrà avere qualche breve episodio di amnesia...-
- Non voglio segni visibili in faccia- sbottò però Severus, ignorando completamente la raccomandazione del medico.
- Non ne avrà. La ferita è sotto ai capelli, non si vedrà un bel niente! - ribatté l'altro come se la frase di Piton avesse messo in dubbio le sue doti di medico. - E quanto al livido che ha in faccia si assorbirà in poco tempo.- Il preside sbuffò, notevolmente irritato.
- un tempo c'erano persone in grado di nasconderli, i lividi...- decretò a denti stretti, poi si ricordò di essere disarmato... in compagnia di due vampiri. Guardò di sottecchi le loro reazioni e non disse altro.
Per tutta risposta il vampiro afferrò uno specchio che sostava sul comodino, con una mossa così repentina che il mago poté accorgersi solo del movimento dell'aria alla sua sinistra. Glielo tenne alto davanti al viso, su cui spiccava una vivace macchia viola. - Dieci, nove, otto...- Karèv contava all'indietro con voce piuttosto annoiata, sotto lo sguardo accigliato di Nadeje - Cinque, quattro...-
Esattamente ad - Uno! - il livido scomparve, come se qualcuno lo avesse risucchiato dall'interno. - Così va bene? - ma Severus aveva la gola troppo secca per rispondere, i palmi troppi sudati per muoversi, il respiro troppo corto per calmarsi.
- Voi...- balbettò, facendo esplodere con il dito della mente tutte quelle bolle di pensieri diabolici in cui i vampiri facevano presente il loro risentimento alle sue lamentele- Voi mi mettete ansia!- concluse sospirando. Nadeje stava per ribattere qualcosa, quando improvvisamente si sentì la porta principale aprirsi e richiudersi, ed un rumore di passi concitati lungo il corridoio.
- Dov'è? - chiedeva una voce preoccupata, sfilando per i letti della camerata.
Severus si sporse, e vedere Tonks lo fece ringraziare a voce alta:
- Finalmente salvo...-
- Che diamine ti è successo? - esclamò l'altra accorrendo al suo capezzale, senza curarsi del fatto se i suoi capelli verde acido avrebbero potuto dare fastidio agli occhi indeboliti dell'altro; Severus arricciò la fronte.
- L'amico tuo non si è prodigato a divulgare la sua parabola?- ribatté tenendo d'occhio Karév e Nadeje; avrebbe tanto voluto che sparissero dalla circolazione per un pochino...
- Mio cugino è proprio stupido! - Tonks piombò sulla sedia accanto al letto, quasi scivolando di lato. I due vampiri si erano guardati in tralice fino a quel momento ma, quasi avessero letto i pensieri del Preside, in uno schiocco divennero nebbia e veleggiarono verso la porta d'uscita.
- Come hai detto, scusa?- borbottò lui sgomento guardando la nebbiolina scomparire definitivamente. Pace!
- Che mio cugino è proprio stupido! - Severus sghignazzò, in un misto di soddisfazione ed incredulità.
- Bello sentirlo dalla bocca di qualcun altro!- commentò, ma subito dopo sopraggiunse una pericolosa domanda che lo fece irrigidire: perché Tonks pensava che Black fosse uno stupido?
- È sempre stato una testa calda...ci mette così poco per andare su di giri...-
- Diciamo che con me ci trova un gusto particolare- aggiunse lui aggrottando, accigliato, le sopracciglia; un attimo dopo aggiunse remissivo:
- Stavolta però ce ne siamo dette un po' di tutti i colori...- Ninfadora sospirò, passandosi le dita tra i capelli.
- Mi ha raccontato della cosa...- il mago la guardò, aspettandosi un prossimo commento.
- Forse avete esagerato entrambi. In fondo lui lavora in coppia con Ross. Dovresti cercare di dividere le colpe...-
Sinclair... Severus se ne era completamente dimenticato! Si morse le labbra, abbassò lo sguardo sulle lenzuola azzurre, e cominciò a tamburellare con le dita sul materasso.
- Non è il Tranello che mi ha fatto perdere la testa...- sussurrò titubante; La maga inclinò la testa da un lato ed aggottò le sopracciglia.
- Cosa, allora? -
- Solo...- provò lui, ma s'accorse che era davvero troppo difficile ammetterlo, perciò chiuse la bocca e scrollò semplicemente le spalle. Tonks rimase zitta per un po’, come a soppesare non le parole ma il silenzio dell'altro.
- Hai bisogno di dormire? - domandò con garbo - Posso rimanere qui un altro po’ se vuoi...- aggiunse imbarazzata.
Severus risollevò lo sguardo e le sorrise, scrutandole il volto: dove stava la fregatura?
- Resta pure- sussurrò- Sono felice di stare in compagnia-
- Hanno detto che devi riposare, sai? Credo che anche Scarlett sia passata a darti un'occhiata con Karèv...- a sentir pronunciare il nome del vampiro, Severus rabbrividì e commentò:
- Ecco un altro validissimo motivo per scongiurarti di rimanere qui con me...-
- L'avrei fatto comunque volentieri...- sorrise lei, l'altro la guardò poco convinto.
- Non sei qui per andartene a ridacchiare con tuo cugino?- le domandò.
- Mi credi capace di fare una cosa del genere? - fu l'incredula risposta dell'altra - Io sono una persona seria...quando ce ne è bisogno...-
- Il sangue è una cosa seria...- brontolò l'altro distogliendo cinicamente lo sguardo dalla ragazza, ma ne sbirciò segretamente la reazione.
- Credo che andrò a chiamare Karèv...-
- Sì... così potrà levarti quello che ti lega al signor Black e far fuori tutte le mie perplessità!-
- Guarda che non sono così male. Non credi di essere troppo prevenuto? - il preside tenne a freno il desiderio di ribattere qualcosa di tagliente, strinse le labbra pensieroso, ed esclamò:
- Di solito non sono io ad esserlo... come mai questo rovesciamento dei ruoli?- a dir la verità, si sentiva stranamente a disagio...
- Oh, Severus! - esclamò allora Tonks, battendo una mano sul copriletto - Perchè non ammetti che anche tu sei umano e ti lasci trascinare dai sentimenti? –
- Cosa?!- trasalì l'altro fissandola sbigottito.
- Sei prevenuto, ammettilo. E ti scaldi con facilità se ti provocano...- esplicò lei - Andiamo, è normale non credi? -
- Non sono prevenuto- s'incaponì l'altro piegando le sopracciglia- E sai, ci sono dei ricordi che sì, mi danno fastidio se ritrovati su altri raga.. persone...- ma si maledì più volte per essersi fatto trascinare dall'onda della conversazione. Girò la testa dall'altra parte, per niente sicuro di voler incontrare lo sguardo di Tonks in quel preciso momento.
Si sentì il rumore di una sedia grattare il pavimento quando la maga si alzò, per poi piegarsi sul viso dell'uomo.
- Non è il caso di fare questi discorsi adesso...- disse, appoggiandogli le labbra sulla fronte in un gesto affettuoso.
- Che fai?- domandò Severus nel panico più totale.
- Ti do un bacio! - rispose l'altra in tono ovvio; , il mago la fissò pietrificato, come se avesse visto un basilisco.
- Non c'era nessuna idea ambigua dietro! - si affrettò a chiarire Tonks, arrossendo vistosamente.
- È meglio che ti metti a dormire...- aggiunse poi convinta, ripiombando sulla sedia.
- Non ho sonno...- farfugliò l'altro- sto benissimo... nessuna amnesia, nessun problema... anzi, magari torno in ufficio...- aggiunse puntellandosi sui gomiti.
- Eh no, tu questa notte stai qui, a costo di chiamare Karèv...-
- Ti ho detto che sto bene!- protestò Severus, adesso seduto e non più steso- Ho un po' di mal di testa, ma sono perfettamente in grado di prepararmi qualcosa...-
- Severus non essere testardo. Per favore, Scarlett e Karèv hanno detto che devi rimanere disteso in un posto dove qualcuno ti possa controllare.- ripeté - Non farmi arrabbiare! - aggiunse decisa.
- Sennò che fai, mi prendi a pugni?- la provocò lui guardandola beffardo. Tonks sospirò, e rimase in silenzio.
- Non voglio che tu stia male...- aggiunse dopo un po’.
- Che pensiero nobile...- commentò Severus rimettendosi lentamente disteso- Attenta a non farti sentire da tuo cugino...-
- È mio cugino, non il mio guardiano.- gli ricordò allora lei, Severus sorrise, si girò di lato, con il gomito sul cuscino e la testa sorretta dalla mano.
- Meno male...- sussurrò dolcemente. Stava bene con lei, si sentiva singolarmente rilassato, in balia di una strana corrente che avrebbe potuto fargli confessare qualsiasi cosa...
E forse fu per questo che si trovò a dir piano, senza pentirsene un momento dopo:
- Allora... o resti qui a farmi da guardia, oppure me ne torno in ufficio...-
- Resto a farti compagnia...- precisò lei - Molto volentieri...- aggiunse in un sorriso.
Severus indugiò un momento su quegli occhi limpidi e furbetti; la stanza odorava di disinfettanti e garze sterilizzate, ma il profumo emanato da Tonks irrompeva bruscamente nell’asettica aria da infermeria.
- Grazie- le disse spezzando il silenzio- Vediamo quanto impiego a fartene andare via seccata, e col desiderio di non rivedermi per un bel po’ di tempo…-
- Ho un grande spirito di sopportazione...- rilanciò l'altra, raccogliendo le ginocchia al petto ed appoggiando i piedi sul bordo della sedia - E poi magari questo sacrificio mi vale qualche bonus...- ammiccò. Severus inarcò un sopracciglio, nella maniera che gli era tanto familiare.
- Spiacente, non sei una Serpeverde, ed io non faccio favoritismi...- disse serafico.
- Noooooo - fu l'esclamazione - Non sia mai... tu e Scarlett, ad esempio, ne siete la prova vivente...-
- Io e Scarlett abbiamo una guerra in corso- puntualizzò lui sollevando l'indice- Lei fa l'ultrà Grifondoro, ed io mi difendo semplicemente... sono solo una vittima...- e rimase a guardarla con occhi pretenziosamente innocenti. Tonks sospirò in tono volutamente melodrammatico.
- È più o meno la cosa che dice lei...-
- Si vede che impara in fretta- commentò lui ritornando sul cuscino- Quella tipetta si fa sempre più interessante...-
- Sono proprio curiosa di sapere a chi andrà la Coppa quest'anno...-
- Hai davvero dei dubbi?-
- È una bella gara, ma c'è ancora tempo, non si può mai sapere. Ma potrebbe essere anche che tra i due litiganti sia il terzo a godere...- ghignò indicandosi; Severus si esibì in una risata teatrale.
- Questa è davvero una cosa impossibile!- esclamò superiore- Tassorosso non ha la minima possibilità e Corvonero... come fa a vincere Corvonero, con una Direttrice del genere? Stai tranquilla, Serpeverde trionferà... e se dovessero esserci dei problemi... barerò spudoratamente...-
- E io provvederò a sputtanarti spudoratamente davanti a tutti. È una promessa, Preside...- l'altro fece cadere la minaccia in un baratro silenzioso, sospirò, scosse la testa, e guardando un punto imprecisato della stanza, oltre le spalle di Tonks, dichiarò:
- L'avevo detto io... hai sangue Black nelle vene...-
- E tu sei sleale - lo rimbeccò la maga - E ti meriti di essere punito...- lo sguardo che ricevette fu sottile e trasversale.
- Sono anche vendicativo, ricordatelo...- la stuzzicò piatto. Ninfadora scoppiò in una risata argentina, che si tramutò piano piano in qualcosa di estremamente grottesco. Sulla sedia al suo posto non c'era più la ragazza con i capelli verde acido ed il viso rotondo, ma il vampiro Karèv, i cui canini scintillavano alla luce delle candele.
- Anche io so come vendicarmi...- sibilò quest'ultimo. Severus trasalì: aveva completamente dimenticato che Tonks fosse un Metamorphomagus!
- E se ti dicessi che la nuova forma... ti dona?- mentì, punto sul vivo dell'orgoglio: quei canini scintillanti lo mettevano realmente a disagio!
L'altra si avvicinò lentamente, appoggiando le mani al materasso.
- Allora non ti da fastidio se mi avvicino...- soffiò.
Con un tono per nulla convincente, Severus farfugliò:
- No... fai pure...- Ma lentamente Tonks riprese la sua forma usuale, e guardò Piton con aria estremamente divertita.
- Non devo strapazzarti troppo...sei convalescente...- Scrutando la propria immagine negli occhi dell'altra, Severus deglutì e cercò qualcosa da dire: non poteva certo cambiare linea d'azione solamente perché lei gli stava così vicino...
- Sapevo che non avresti fatto niente...- sussurrò spavaldo- Non credere di avermi spaventato...- La giovane si concesse un'altra risata.
- Dovresti vedere la tua faccia in questo momento...-
- La vedo perfettamente...- replicò l'altro, ancora più piano. In quel momento lei si accorse di essergli davvero troppo vicina. Arrossì di colpo e si ritrasse, tornando a sedersi sulla sedia.
- In ogni caso, non sembravi così sicuro di te...- tossicchiò. Come se la distanza avesse ristabilito l'ordine naturale delle cose, il mago riacquistò la disinvoltura di sempre. Gettò uno sguardo all'orologio da parete, giusto per non lasciare agli occhi la possibilità di vagare spaesati, dopodichè dichiarò:
- Fingevo-
- Sbianchi sempre in modo così naturale? -
- Sono naturalmente pallido-
- Certo...- acconsentì l'altra, e poi rimase in silenzio, concentrata sul ticchettio dell'orologio in sottofondo, senza sapere bene che argomento tirare fuori per spezzare la tensione del momento; perché qualcosa effettivamente era accaduto: Severus non ne era del tutto consapevole, ma avvertiva chiaramente gli effetti di un magnetismo che, interrotto bruscamente, era rimasto a veleggiare nell'aria.
Il silenzio si fece pesante e denso, i passi per il corridoio divennero, per contrappeso, rumori assordanti. In quel momento, il mago sentì la testa esplodergli di dolore, e capì di avere veramente bisogno di dormire qualche ora.
- Ninfa...- mormorò voltandosi piano dal suo lato.
- Dimmi...-
- Apparte tutto... grazie per essere qui... seriamente...- Lei agitò la mano per aria.
- Figurati - disse - Adesso però dormi, o Karèv se la prenderà con me...- Severus annuì, fermò la mano bloccandogliela dolcemente nella sua, chiuse gli occhi e respirò piano, lasciando filtrare in lui ogni genere di sensazione che quel contatto fu in grado di trasmettergli.
Dairon
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venerdì, 12 ottobre 2007
C’era brusio in aula, gli studenti del sesto anno di Corvonero e Serpeverde aspettavano ansiosi l’arrivo degli insegnanti di Difesa contro le Arti Oscure: quella sarebbe stata la loro prima lezione pratica. Avevano già conosciuto i due insegnanti, e l’idea che se ne erano fatta era stata senz’altro stuzzicante: il professor Ross aveva un modo molto calmo di trattare i peggiori anatemi in circolazione, e il professor Black non s’era mai tirato indietro dal commentare che molto presto avrebbero avuto modo di testare personalmente le difficoltà di un incontro spiacevole con le peggiori sfaccettature della magia.
C’era abbondantemente spazio per una quindicina di ragazzi, ovviamente la classe intera era stata suddivisa in sottogruppi, altrimenti sarebbe stato impossibile coordinare una lezione in cui sarebbero senza dubbio volati incantesimi di ogni sorta. Non c’erano mobili, né decorazioni; si trattava di un luogo decisamente scarno rispetto al resto della scuola, ma Sirius e Sinclair avevano voluto così: abbellimenti vari avrebbero reso problematico lo svolgimento delle lezioni.
I due arrivarono dall’entrata secondaria, quella che portava al magazzino degli artefatti oscuri racimolati da Sirius nei vari locali di Nocturn Alley. Salutarono gli studenti, che subito si chetarono, in attesa delle prime direttive.
- Innanzitutto- attaccò Sinclair sfregandosi le mani- Benvenuti. Come già saprete, non sarò io a tenere direttamente questa classe, bensì il mio collega, il professor Black- Sirius alzò la mano in cenno di saluto.
- Ross mi darà una mano- asserì- farà da cavia per le dimostrazioni…- ad alcuni ragazzi, quell’esordio non piacque affatto.
Sirius proseguì prendendo le redini del discorso, illustrando agli studenti il significato delle lezioni pratiche integrative: se c’era una cosa che il mago non sapeva fare, era girare attorno agli argomenti, perciò aveva saltato inutili preamboli introduttivi. Intanto Sinclair, lasciò rispettosamente all’altro il centro dell’attenzione, spostandosi in silenzio verso la finestra da cui filtravano i raggi del sole al tramonto. In realtà anche lui non vedeva l’ora di passare ai fatti: quel giorno avrebbero avuto modo di testare i numerosi sforzi fatti durante i giorni precedenti per far funzionare tutto a dovere… per far funzionare quella a dovere; il giovane occhieggiò alla botola, perfettamente nascosta tra le mattonelle della stanza dove i ragazzi erano seduti a terra e pendevano dalle labbra di Sirius.
- Perciò, cari miei- arrivò infine a dire quello, dopo una buona mezzora di chiacchiere, passeggiando su e giù con le mani intrecciate dietro la schiena- aguzzate gli occhi ed attivate le orecchie, perché nessun libro vi dirà come comportarvi nelle situazioni davanti alle quali vi sbatteremo- alcuni studenti si piegarono l’uno verso l’altro per sussurrarsi commenti spiazzati.
- Cosa c’è ragazzi, vi vedo persi- ridacchiò il mago incrociando le braccia, dal mucchio si sollevò la voce di una Corvonero.
- Professore…- disse incerta- È sicuro che nessuno si farà del male? No, perché ai miei piacerebbe che tornassi intera per le vacanze di Natale…- qualcuno rise, qualcun altro storse il muso, ma Sirius e Sinclair si scambiarono un’occhiata complice.
- Se davvero qualcosa dovesse andar storto, signorina- soffiò Sinclair con aria indifferente- Si ricordi che noi due siamo pagati apposta per non perderci qualcuno di voi per strada!- Un momento di silenzio, poi Sirius batté sonoramente i palmi esclamando:
- Iniziamo!- e, senza far caso al brivido che corse tra gli alunni, cominciò a frugare con lo sguardo fino a quando non dichiarò:
- Tu!- quattro studenti dribblarono di lato, ed un tipo smilzo, con i capelli neri, lisci, che sfioravano le spalle, impallidì. Sulla toga portava lo stemma dei Serpeverde, e dalla smorfia che fece, si capì che stava facendo di tutto per celare il terrore.
“Tu che mi ricordi qualcuno…” pensò Sirius, ma disse solo:
- Vieni qui- spinto dai compagni, il ragazzo si fece avanti, arrestandosi dinnanzi all’insegnante riccioluto.
- Il tuo nome?- gli venne chiesto.
- Dario- rispose con la bocca asciutta.
- Bene Dario, vieni qui… proprio qui!- lo invitò, e lui, ignaro, finì diritto sulla mattonella falsa.
Sirius gli posò una mano sulla spalla poi, rivolto agli studenti, spiegò:
- Oggi ragazzi, avrete una dimostrazione di quanto sia importante mantenere la calma in momenti di stress violento- Dall’altro lato della stanza, Sinclair incurvò le labbra in un tenue sorriso che i ragazzi non colsero.
- Oggi vedrete di cosa è capace a paura!- continuò Sirius- Di come potrebbe portarvi alla morte- guardò Dario e gli domandò:
- Sei pronto?-
- Non direi…- balbettò quello, Sirius gli diede due pacche sulla spalla e declamò:
- Splendido!- batté con veemenza un piede al suolo e…
Un grido straziò il silenzio teso, suoni strozzati di gente che trattiene il respiro si mescolarono allo strusciare di toghe che si avvicinarono alla ferita nel pavimento che aveva inghiottito il povero Serpeverde.
Qualcosa di verde e viscido si dimenava nel sottosuolo. E Dario vi era pericolosamente intrappolato dentro, urlante e scalciante.
- Questo, signori- esclamò Sirius con l’aria di chi si stesse divertendo molto- è il Tranello del Diavolo, sul quale il professor Ross vi ha già fatto fare una ricerca la settimana scorsa… tu l’hai fatta, Dario?-
- AIUTO!- urlò lui per tutta risposta, Sirius schioccò le dita.
- Temo di no- dedusse- Peccato- e, mentre una liana si stringeva attorno al collo dello sventurato, il mago proseguì chiedendo:
- Chi di voi sa come si sopravvive al Tranello?- nessuno alzò la mano, o forse Sirius non volle vederne.
- Avanti, la vita del vostro compagno dipende da voi!-
- Bisogna restare calmi!- gridò allora una ragazza Corvonero.
- Molto bene, signorina!- approvò Sirius battendo le mani; Sinclair si avvicinò e gettò uno sguardo nel pozzo: Dario non stava assolutamente seguendo il consiglio.
- Dario, hai sentito la tua compagna?- gli fece l’altro insegnante.
- AIUTO!- ripeté però lo studente.
- Forse è il caso di dargli una mano…- consigliò piano Sinclair; Sirius roteò gli occhi, guardò la pianta, si accorse che Dario stava per soffocarvi dentro.
- Forse sì…- ammise; tirò fuori la bacchetta, la puntò nella botola ed un’esplosione di luce balenò nella stanza, accecando la vista di tutti quanti.
Le urla smisero, un tonfo dabbasso suggerì che Dario era finalmente libero.
- La prima a destra, e poi su per le scale- gli comunicò Sirius con voce suadente. Si udirono dei passi frettolosi, poi la porta secondaria si aprì, e Dario ricomparve. Sporco, pallidissimo e tremante come una foglia.
Nessuno si azzardò a ridere, nessuno commentò; Sinclair gli andò in contro rassicurandolo, mentre Sirius invitava tutti a fare a Dario un bell’applauso d’incoraggiamento.
Lentamente, gli studenti iniziarono ad obbedire e Sirius a godersi l’attimo di gloria.
Nessuno però si era accorto che, sotto l’arco della porta principale, Severus Piton aveva assistito all’intera scena con i lineamenti deformati dall’ira repressa.
Quando la calma si fu ristabilita nell'aula, Sirius si rivolse nuovamente agli studenti. I compagni di Casa di Dario si stavano facendo promettere un resoconto dettagliato dal ragazzo, ancora un po’ scosso, quando l'uomo si schiarì la gola.
- Allora...- cominciò - Chi di voi sa dirmi perchè con il Tranello del Diavolo la calma è così importante? - L'unica cosa che si sollevò fra gli altri fu il silenzio; poi una mano fece per sollevarsi timidamente, con estrema discrezione, ma una voce fredda intervenne senza chiedere il permesso.
- Black, puoi seguirmi un momento?- domandò infatti il preside; gli studenti si voltarono tutti assieme, come un enorme macchinario. Anche il mago si voltò di scatto e non poté trattenere una smorfia infastidita: Piton se ne stava li, come un avvoltoio del malaugurio, pronto a gettarsi sulla preda. Lanciò un breve sguardo a Sinclair, poi alzò le spalle e rispose con fredda cortesia:
- Certo, Preside. –
- Continuerò io la lezione- fu l'ultima cosa che i due udirono dall'interno della stanza, prima di chiudere la porta e defilarsi in un corridoio secondario, stretto, silenzioso e scarno di decorazioni.
Black seguiva il preside, anche se il suo istinto gli suggeriva che l'altro aveva trovato qualche buona motivazione per lamentarsi. Atteggiò il viso in un'espressione tra l'annoiato e il neutrale, e si dispose ad ascoltare.
- Insomma, che diavolo ti è saltato in mente?!- esplose infatti quello arrestandosi di colpo.
- Ti spiacerebbe essere più chiaro? -
- Quella trappola! Quella carognata che hai fatto! E il Tranello... di cui nessuno si era preoccupato di mettermi al corrente...- sputò lui ad occhi sbarrati di rabbia.
Sirius aprì la bocca, incredulo, e sentiva già la rabbia ribollirgli nello stomaco pronta ad esplodere...ed aveva trovato l'avversario ideale...l'avversario di una vita.
- Carognata? - soffiò - Tu non eri al corrente? Tu...tu mi prendi in giro, Mocciosus...-
- Chiudi la bocca e ascolta!- sbraitò l'altro levando l'indice; odiava esser chiamato così, l'aveva sempre odiato... e nonostante tutti quegli anni, non gli era mai passata...
- Anche se è nel tuo istinto pulcioso umiliare la gente, ti proibisco di ripetere un'altra volta ciò che ho visto oggi! È abbastanza chiaro come concetto?- sillabò; Black ghignò avvicinandosi pericolosamente all'altro - Vuoi che insegniamo difesa - scandì - o che raccontiamo favole? Io non umilio nessuno. Magari sei tu che ti sei immedesimato troppo...- troppe immagini del passato saettarono davanti agli occhi del preside, che serrò le labbra in maniera spasmodica.
- Non permetterti...- sibilò malvagio- ricordati chi ha il coltello dalla parte del manico, al momento...-
- E ti piace, vero? - ringhiò l'altro - Ti piace sentirti potente, vero? Ti piace poter provare adesso ad essere qualcosa che non sei mai stato e che non sarai mai? - Gli occhi di Sirius mandavano lampi, i muscoli delle mani si contraevano così tanto da far sbiancare le nocche - Tu avrai il coltello dalla parte del manico, ma non sei Albus Silente...e non avrai mai né il mio rispetto né la mia considerazione.-
Quella che Severus rise fu una risata di puro isterismo. Le parole di Sirius lo colpirono con violenza inaspettata e lui, sulla difensiva, si trovò ad attaccare:
- La considerazione di un galeotto rognoso non mi serve. Ma sai... ultimamente mi sento così generoso da offrire uno stipendio anche a quelli come te e il tuo amico ululante...-
Anche Black rise, gettando all'indietro la testa e facendo ondeggiare i ricci scuri che gli incorniciavano il viso
- Quanto ti brucia...- insinuò - Talmente tanto che te la fai sotto a parlare come un uomo adulto, e preferisci nasconderti dietro alla tua lingua biforcuta. Il mio "amico ululante" mi ha raccontato della vostra conversazione privata. E, sai una cosa? - domandò poi, tornando ad avvicinarsi con le movenze suadenti di una tigre che stia per spiccare un balzo assassino - Sarò un galeotto rognoso, ma almeno ho degli amici che mi apprezzano e rispettano per quello che sono, non perchè mi temono.-
Severus lo guardò torvo, con il mento alto e le labbra distorte in un'espressione di disgusto e superiorità. Tremava di rabbia, ma aveva serrato i pugni per nasconderlo, anche se sulla fronte continuava ad arricciarsi una ruga che accompagnava la linea spigolosa delle sopracciglia.
- Tu...- sussurrò tra i denti- Non osare... mettere bocca su cose che non conosci. Tu... che ti sei trovato degli amici talmente intelligenti da farsi miseramente seppellire...- Tutto d'un tratto, la storia del Tranello del Diavolo aveva completamente perso consistenza...
In quel momento, in quell’istante preciso Sirius perse completamente il controllo. Un ringhio animalesco gli salì dal profondo delle viscere, una rabbia bruciante lo travolse dalla testa ai piedi in scariche così violente da risultare quasi dolorose. L‘uomo non perse tempo a chiedersi perché o come: alzò il braccio destro e si gettò sull’avversario con tutta la forza di cui era capace, con la disperazione dell’ira e del dolore che aveva represso troppo a lungo di fronte all’altro.
Severus se ne accorse troppo tardi, quando avvertì le nocche spigolose di Sirius schiantarsi contro il suo zigomo. Fu così improvviso che ebbe solamente il tempo di sentire il muro sbattergli violentemente contro la tempia, dopodichè cadde a terra, le labbra socchiuse, il sopracciglio spaccato, e un fiotto di sangue che sgorgava dalla ferita appiccicandosi ai capelli e colando lungo il viso privo di sensi.
Virgi
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settembre 02
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Il fatidico giorno era spaventosamente arrivato: alle nove in punto di sera, quando ormai il cielo era già scuro e le nuvole avevano coperto stelle e luna con il loro grigiore, gli studenti avevano fatto il loro arrivo. Se ne erano presentati di tutti i tipi, di tutte le età, comprese dagli undici ai diciassette anni. E tutti, irrimediabilmente… da smistare!
Tutto il corpo docente guardava con fierezza lo spettacolo vitale che riempiva l’atmosfera di un animato chiacchiericcio emozionato; seduto sulla maestosa poltrona che fino a qualche anno prima era appartenuta ad Albus Silente, Severus Piton si sentì ufficialmente preside di Hogwarts per la prima volta. Alla sua destra sedevano in ordine Tonks, con i capelli di un bel fucsia acceso, Sirius, Remus, nella sua normalità disarmante, Martha, compostissima, Mercutio, con il solito cerone nero che gli colava verticalmente lungo le guance, e Lara, provocante più che mai; dall’altra parte c’erano invece un posto vuoto, conservato per Minerva, Scarlett, con una visibilissima polsierina Grifondoro che Severus aveva già avuto modo di commentare sarcastico, Sinclair, l’oscuro Karév, Nadeje, in divisa da capitano pirata, Lorcan, impeccabilmente elegante e fuori moda, ed infine il particolare insegnante di Erbologia: Walt, che per l’occasione aveva tirato fuori un bel paio di bretelle che facevano a pugni col giallo intenso della camicia a quadri.
Minerva Mc Granitt era l’unica che ancora non aveva preso posto: davanti allo sgabello su cui giaceva inerme il logoro Cappello Parlante riportato a scuola da Albus Silente, guerreggiava con sforzi titanici per mantenere in ordine la chilometrica lista di studenti da smistare. Nel suo distinto comportamento britannico, stava opportunamente evitando ogni sorta di commento poco fine, ma l’espressione tirata che spesso gli attraversava il volto faceva ben intendere i suoi segreti pensieri!
Notando tutto ciò, Sirius si sporse un po’ avanti e richiamò l’attenzione della donna con un:
- Ehi, Minerva!-
- Cosa c’è?- chiese lei, girandosi a guardarlo stizzita; il mago volteggiò per aria la bacchetta, sussurrando:
- La magia!- Minerva sbuffò, gli rivolse un’occhiata assassina, ma consapevole di quanto Sirius avesse ragione, lasciò cadere improvvisamente tutti i fogli, tirò fuori la sua bacchetta e, grazie ad un movimento secco e perentorio del polso, ordinò a tutte loro di disporsi in fila davanti a sé.
- Così và molto meglio- commentò con un sospiro di sollievo.
Per un momento, appena la folla degli studenti si fu riversata in sala, sembrò che Karèv avesse ricevuto una frustata, perchè rimase ancora più rigido sulla sedia e, se non fosse già stato color del marmo, sarebbe ulteriormente sbiancato. C'era odore di vita in quella sala, e di certo tutto quel sangue giovane avrebbe messo a dura prova il suo autocontrollo. Gettò uno sguardo di lato a Nadeje, che fissava i ragazzi con aria palesemente intenerita. Scarlett invece, qualche posto più giù, stava cercando di capire dalle facce chi sarebbe stato un grifondoro perfetto.
Walt, visibilmente commosso, guardava la moltitudine di ragazzi immaginando già i primi giorni di scuola. Lara invece era attratta da altro... Tutto ciò che le stava accadendo davanti non aveva nessuna importanza: era concentratissima nel cercare col piede la gamba di Mercutio , il quale, per nulla restio a farsi trovare, aveva ben divaricato le gambe invadendo gli spazi sia di Lara che di Martha.
- Non sono dolcissimi? - stava dicendo intanto Nadeje, con la testa appoggiata alla mano, piegata verso Lorcan - Mi ricordano Morgan...- Il pallido consorte piegò le labbra in una specie di sorriso lontano, prese la mano della donna e l'accarezzò dicendo:
- Io penserei di più a come rendere innocui i canini di Karév... non mi piace il modo in cui osserva i tuoi pupilli, e non vorrei che li stesse trovando... troppo dolci...-
- Karèv non lo farebbe mai...che tu ci creda o no è dotato di autocontrollo...- ribatté l'altra.Martha già scriveva appunti su dei fogli, scrutando gli studenti, capendo dal loro sguardo se sarebbero stati nella sua classe. Allungando una gamba calciò per sbaglio Mercutio. L'anziana insegnante sospirò e si rivolse glaciale al ragazzo:
- Signor Caliban, le dispiacerebbe protrarre le sue... estensioni altrove?-- Oh, Madama, perdoni la mia deplorevole scompostezza...- replicò il ragazzo portandosi teatralmente una mano sul cuore- Spero di non aver urtato la sua sensibilità facendole supporre che stessi cercando di arpionarla con un sì basso e strisciante stratagemma!-
-Oh! - esclamò Martha sorpresa -non mi sembra un'ipotesi neanche da prendere in considerazione, giovanotto!-
In quel momento una mano sottile, giovane, trovò la coscia di Mercutio dalla parte opposta.
- Sto cominciando a sentirmi vecchia...- stava dicendo Scarlett al fratello, dall'altra parte della tavolata - Dieci anni fa ci stavo io seduta a quei tavoli...-
- Lo sai, la maturità rende le persone affascinanti...- rispose Sinclair osservando i ragazzi; intanto dall'altra parte, Mercutio stava replicando a Martha:
- Mi trova pienamente in accordo!- ma era riuscito a malapena a finire la frase, perché Lara, al lato opposto, gli stava sussurrando suadente:
-Lascia perdere la vecchia... - ed il ragazzo non poté fare a meno di occhieggiare alla vertiginosa scollatura della collega.
- Ho come l'impressione che finiremo molto tardi stasera...- continuò poi l'insegnante di Pozioni - Non c'è solo il primo anno da smistare questa volta..- Con l'aria stranita e già annoiata, Severus commentò ironico:
- Ma se facessimo che il primo tavolo è Serpeverde, il secondo Grifondoro e via dicendo?-
- Ha ha...- lo prese in giro l'altra - Troppo comodo...-
- Sennò deleghiamo tutto ai vampiri... tanto loro non hanno problemi a passare la notte in bianco- propose voltandosi dal lato di lei.
- L'ipotesi non è del tutto da scartare...- mormorò Sinclair pensieroso.
Karèv voltò lentamente la testa di lato, fissando i suoi vicini molto intensamente
- Chi dice che non ho problemi? - parlò poi.
- Laggiù, dalle parti di Black, si calunniava sulle abitudini non morte- inventò Severus fulmineo.
- È stato lei a dire che noi non abbiamo problemi, Preside - lo gelò il vampiro - Ci sento molto bene...-
La diatriba fu interrotta da uno sguardo ancor più glaciale: quello di Minerva, che s'era girata repentinamente ed aveva ringhiato a Severus, sputacchiando attraverso i denti:
- Insomma, vuoi fare il preside e cominciare a pensare ad un discorso introduttivo?- il mago ritrovò immediatamente la sobrietà abitudinaria.
- Giusto...- mormorò; si schiarì la voce e, alzandosi, mormorò irritato:
- Odio i discorsi-
Lentamente tutti quelli che stavano occhieggiando curiosi verso il tavolo dei professori si acquietarono, vedendo il preside che si alzava in piedi. Chi aveva già smesso di parlare incitava gli altri a fare silenzio lasciando così campo libero a Piton, ed al suo primo discorso come preside di Hogwarts.
- Per prima cosa- esordì lui scrollandosi i capelli in modo che gli coprissero il viso (lo faceva sempre, quando si sentiva singolarmente a disagio!)- Benvenuti. Come avrete facilmente intuito, Hogwarts rinasce in questo giorno, poiché fino a ieri, grazie ad alcune teste importanti era stato decretato che rimanesse a marcire nelle sue stesse ceneri- fece una pausa, e un attimo dopo si accorse di sì... quello sarebbe stato un ottimo soggetto!
- Il Cappello Parlante avrà nuovamente delle teste da frugare... e...- "Le Case, le Case!" si suggerì nel panico- le Case ospiteranno nuovi allievi- tirò un sospiro di sollievo: ormai era a metà dell'opera.
- Quindi...- riprese piano, pregustando la fine di quella tortura- Lascio la parola alla professoressa Mc Granitt, che sarà lieta di procedere alla cerimonia...- "digli della canzone!"- Nonostante il Cappello non sia stato quest'anno in grado di pensare ad alcuna canzone di benvenuto-
- Che peccato! - ironizzò Ninfadora sottovoce.
Tra gli studenti serpeggiò un brusio concitato, ma alla fine un applauso spontaneo salì da tutti e quattro i tavoli e dai professori assieme. Stranamente nessuno sentiva la mancanza della canzone del vecchio cappello, erano tutti piuttosto concentrati sullo smistamento per sapere finalmente a quale Casa sarebbero stati assegnati.
Minerva rivolse alla sala un sorriso luminoso, e si esibì in un discorso ben più articolato e rassicurante che cercò di mettere gli studenti del primo anno a proprio agio. Severus non lo ascoltò minimamente: già sapeva di aver combinato un disastro, ma sulla maschera esteriore non apparve nessun segno di questi pensieri.
E intanto Minerva stava chiamando:
- Alley Maryanne!- ed era già al decimo nome.
- Andiamo bene...- commentò Sinclair infilandosi le mani tra i capelli candidi.
- Secondo te se ne accorge qualcuno se andiamo a fare un giro e poi torniamo? - propose sua sorella.
- Baker James!-
- Io credo proprio di no...-
- No, tu credi proprio di sì- masticò Severus- Se non me ne vado io, qui non si alza nessuno...-
- Mastino...- lo rimbeccò Scar.
Mentre Martha appuntava i nomi degli studenti che aveva adocchiato in precedenza, Lara si rivolse languidamente a Mercutio:
-Che noia... qua si andrà per le lunghe! vuoi... fare qualcosa...?- Mercutio mise su un'espressione provocante.
- Io un'idea ce l'avrei, biondina da paura...- sentenziò; Lara rise imbarazzata e gli accarezzò il braccio.
- Non ti sembra di correre un po'...? - gli sussurrò in un orecchio - c'è un po' troppa gente qui...!-
- Vorrà dire che l'attesa accenderà il desiderio...- soffiò l'altro guardandosi le dita.
- Carley Elisabeth!-
- TASSOROSSO!- urlò il Cappello.
Lara non sapeva che dire... Quel ragazzo la faceva ribollire dentro diversamente da altri... la spaventava! Si rese conto di stare arrossendo, quindi si ricompose in fretta.
- Si,-borbottò - vedremo.. -
- SHH!!- li zittì Martha da dietro.
Lunghi interminabili minuti passati a guardare annoiati un Cappello che ritmicamente calava sulla testa di svariati ragazzi, urlava un nome, e poi tornava nelle mani di Minerva. Sinclair era tornato con la mente ai giorni in cui il suo compito principale era quello di ammazzar gente per ordine di qualcun altro, Lorcan sbriciolava molliche di pane, chiedendosi che sapore avrebbe avuto, se le sue papille non morte avessero potuto degustarlo, e Severus aveva cominciato a sperimentare nuovi intrugli a base di acqua, succo di zucca, vino e burrobirra! Due posti a destra, Sirius stava tentando di far oscillare la forchetta incastrata al coltello in equilibrio sull'orlo del bicchiere, Tonks si stava specchiando in un cucchiaio cercando di migliorare la sfumatura dei propri capelli, Lupin rigirava l'indice sul bordo del bicchiere producendo un suono vibrante e Scarlett aveva appoggiato il gomito al tavolo e fissava il vuoto così immobile da fare concorrenza a Karèv, che pareva veramente caduto in una sorta di trance mistica dalla quale ogni tanto Nadeje lo risvegliava… ma più che altro per distrarsi lei stessa che per dovere di compostezza. Walt, che aveva accolto i primi venti alunni con un sorriso e un bell'applauso, cominciava a perdere colpi ed applaudiva solo quelli che venivano smistati nella sua casa. Martha invece continuava a studiare gli sguardi ed i comportamenti di ogni singolo alunno. Lara aveva il cuore che batteva all'impazzata. I suoi pensieri volavano da tutt'altra parte. Voleva conoscere meglio quel ragazzo così intrigante.
- Ehm... Senti... - provò piano, arrossendo - se vuoi una volta possiamo prendere qualcosa assieme... anche nel mio ufficio!-
- Le mie palle sono rotolate all'angolo della sala- dichiarò all'improvviso Sirius sporgendosi verso l'amico mannaro, Severus nascose una risata, aiutato da quella sonora che Mercutio sfoderò sgargiante.
- Vuoi che te le lanci e tu le riporti indietro? - rispose Lupin, impegnato in una strana costruzione di stecchini e pezzi di pane.
- SERPEVERDE!-
- Yeee-
- SERPEVERDE!-
- E basta!- esasperò Severus, stavolta Minerva lo sentì, girò di scatto la testa, e vide lo spettacolo pietoso del nobile tavolo degli insegnanti.
- Marmaglia di cafoni, ecco cosa siete!- commentò furiosa.
- Quanti ne mancano ancora per terminare il supplizio? - si lamentò Tonks, sbuffando.
- Murray Cattherine!-
- GRIFONDORO!-
- Pietà...- sbuffò Scarlett.
La cosa andò avanti per altri trequarti d'ora, poi Minerva annunciò con sollievo l'ultimo nome:
- Zresky Tomash!- che il Cappello parlante spedì orgogliosamente a:
- CORVONERO!-
Erano le undici e mezza. E nessuno aveva ancora toccato cibo. lo stomaco di Mercutio stava imprecando nelle lingue dimenticate!
- Dio grazie! -Scarlett levò le braccia al cielo; Martha sorrise soddisfatta e ripose i fogli su cui aveva scritto tutta la sera.
- Preside!- gridò Mercutio dal fondo della tavolata- Per l'anno prossimo organizziamo una serie di cappellini parlanti da spedire con le lettere di ammissione, in maniera tale che i ragazzini arrivino già smistati?-
- Smistiamoli tutti a Grifondoro! - rilanciò Scar, risvegliata dall'odore del cibo.
Minerva prese finalmente posto tra Scarlett e Severus.
- Dovreste solo che vergognarvi!- sibilò asciutta, e si chiuse in un silenzio offeso che non presagiva nulla di buono.
Walt avrebbe voluto dire la sua, ma l'acquolina che stava producendo in bocca gli permetteva solo di pensare al cibo al momento. Ormai era notte fonda per lui, e non aveva ancora mangiato!
Fu la cena più agognata nella storia di Hogwarts! Lo sfarzo delle pietanze venne considerato un lauto compenso per la sopportazione che insegnanti e studenti avevano dovuto manifestare per tutta la durata della cerimonia. Ci furono arrosti, tortelli, frittate, e poi gelati, panne cotte, frutta assortita, insomma, ognuno ebbe modo di dar soddisfazione al proprio palato!
Solo quando i piatti furono vuoti, e le facce visibilmente assonnate, Minerva si consultò un attimo con Severus, per poi dire al resto della tavolata:
- Forse è il caso che i Direttori facciano strada verso le rispettive Sale di Ritrovo- Scarlett annuì, seguita da Tonks. Le due si alzarono e si misero a radunare i propri studenti cercando di compattarli per non perderseli per strada.
- E mi raccomando il regolamento!- gridò loro dietro la vicepreside- Che se lo mettano bene in testa da subito!-
- Si, Minerva! - urlò Scar di rimando - Me lo ricordo benissimo: Grifondoro regna! -.
Walt ringraziò e si alzò dalla sedia procedendo verso il tavolo dei tassorosso.
- Ora tutti dietro a me ragazzi! - gridò soddisfatto - molto pene! In fila prego!- . Martha invece si rivolse risoluta agli studenti di Serpeverde con un secco - Seguitemi, in silenzio!-
Pian piano
- Mai più- decretò Severus accasciandosi sul tavolo sgombero.
- È stato peggio della morte- dichiarò Lorcan con contegno nobile.
Lara si accorse all'improvviso che la serata era finita. Era rimasta nel mondo dei sogni per tutto il tempo! Salutando gli ultimi rimasti si alzò dal tavolo e si diresse verso l'uscita, seguita a breve ed incalzante distanza dallo spavaldo Mercutio, che tutto aveva, tranne i sintomi della stanchezza!
Remus, che aveva finito di tormentare le fette di pane, si alzò anche lui.
- Buon proseguimento...- disse in tono strascicato - Ho voglia di vedere solo il mio letto...- concluse, infilando la porta. Karèv si alzò lentamente e disse che andava a fare due passi, mentre Nadeje ne avrebbe approfittato per sistemare alcune cose a bordo della sua nave.
- Sarò lieto di aiutarti- le disse dolcemente il marito che, rivolto a tutti gli altri, esclamò:
- Felice notte a tutti- a Sirius suonò tanto come una battuta macabra.
- Dai, andiamocene a dormire- sbadigliò Sinclair- Domani mattina ci iniziano le lezioni...-
- Vi iniziano le lezioni...- lo corresse il preside, che era riuscito a trovare le forze per alzarsi dalla sedia e dirigersi verso l'uscita.
- Io... dormo fino all'ora di pranzo... voglio fare colazione con le lasagne...- Lo sguardo più truce che Severus si beccò dopo quella estenuante serata appartenne ad un Sirius particolarmente nervoso.
Virgi
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mercoledì, 19 settembre 2007
Il tempo fuori, difficile a dirsi, perseverava al bello.
Eppure Scarlett trovava che per come si sentiva in quel momento….una bella tempesta sarebbe stata perfetta. Ciò che era chiaro ed assodato, era che lei odiava Lara McCarthy; la odiava per svariati motivi…e la sua bellezza da bambolina non c’entrava nulla.
Miss Monteleoni era convinta, straconvinta, di essere meglio.
Aveva avuto l’esigenza di uscire da quella stanza, di sfogare l’astio in qualcosa che non fossero battutine velenose, o aspre considerazioni sulle idee di una povera ragazzina che si abbassava, in tutti i sensi, ad uno stile di vita così poco gratificante e così…umiliante. In fondo le faceva compassione.
Aveva quindi imboccato l’uscita, e l’immenso parco del castello si era stagliato davanti ai suoi occhi, con metri e metri di prato da calpestare. Era finita sugli spalti del campo di Quidditch, a fissare col naso all’insù il cielo azzurro e gli anelli delle porte, seduta su degli scomodi gradini di legno.
- Oddio...- sbuffò poi - Questo castello è enorme ma non c'è mai un attimo di privacy...-. Una figura infatti stava in quel momento facendo il suo ingresso in campo. Portava un enorme sacco in spalla e non sembrava aver fatto caso a lei.
A dire il vero sembrava molto più di una persona: era talmente alto e muscolosamente piazzato da assomigliare ad un armadio a due ante! Eppure non era quello l'unico particolare facilmente notabile di lui. Poteva avere sì e no venticinque anni, vestito di nero in stile estremamente gotico. I capelli corvini avevano un taglio imprecisato, con ciocche che talvolta superavano le spalle, ed altre si fermavano alla mandibola. Neri e lucidi, striati sporadicamente di verde luminoso che si intonava al colorito pallido del viso, sul quale si aprivano due grandi occhi incorniciati dal cerone nero.
Aveva un'andatura rapida, nonostante il peso che l'aspetto della sacca suggeriva; le mani in tasca dei pantaloni pendenti, e l'espressione singolarmente allegra.
- Ma chi è sto tizio...- si chiese allora, sporgendosi appena un po’ dalla balconata - Troppo grande per essere uno studente...e poi ancora non è Settembre...-
Il ragazzo gettò a terra la sacca, posò le mani ai fianchi e si guardò attorno; levò il naso per aria, chiuse un momento gli occhi, dopodichè lanciò un acutissimo grido di esultanza, seguito da un:
- Stratosferico!- al che Scarlett pensò che avrebbe fatto bene ad alzarsi e filare via, magari per andare a dare un'occhiata al galeone di Nadeje che, dal momento che non poteva uscire col sole, sembrava del tutto incustodito...ma lo strano ospite si accorse di lei, e prima che ella potesse decidere di lasciare il campo, lo attraversò con un paio di falcate e s'arrampicò su per i gradoni gridando:
- Ciao ragazza!- La sacca era ancora sull'erba verde, e il tipo, ansante ma radioso, troneggiava su Scarlett, ad almeno quaranta centimetri dalla sua testa.
Lei aggrottò le sopracciglia, si tirò un poco più indietro sul sedile - Ma da dove cavolo spunti fuori? - domandò, notando due segni neri sulle guance del ragazzo.
- Ops!- esclamò lui grattandosi imbarazzato la nuca- Sì, sono un po' in ritardo, immagino che il collegio docente si sia riunito giorni fa, ma aveva da sistemare le ultime cose con i Mind Flayer, che si sono ritrovati improvvisamente senza un titolare! E allora firma carte di qua, prendi gli effetti di lì...- si fermò un attimo, tese la mano, e si presentò:
- Mercutio Tybalt Caliban, per servirti, allegro bocciolo!-
La ragazza scoppiò a ridere d'istinto - Nessuno mi aveva mai chiamata allegro bocciolo...- sfiatò quindi; s'alzò in piedi, notando immediatamente l'assurda differenza di altezza a favore di lui, stringendogli la mano...anche questa decisamente più grande della sua. - Scarlett Monteleoni....e gli altri nomi e cognomi te li risparmio.-
- Fanne tesoro per un'altra conversazione!- ammiccò lui, poi vide la sacca.
- Permetti?- disse indicandola.
- Prego...-
Mercutio saltellò in campo, afferrò la borsa e tornò da lei.
- Ci sono cose che non potrei mai abbandonare... escluso in un campo di Quidditch!- affermò ridendo- Comunque, se non si fosse capito, sono l'insegnante di Yoga!- aggiunse.
- Si, e io sono Madre Natura...- sorrise l'altra.
- Affermazione non così impossibile, visto il tuo notevole.. portamento!-
Scar incrociò le braccia al petto - Mi stai dando della botte di lardo? -
- Ti sto dando della ninfa splendente! Ma è chiaro che abbiamo due opinioni diverse di suddetta genitrice!- ridacchiò Mercutio, poi la prese sotto braccio, come se la conoscesse da una vita, e, trascinandola con il suo vigore, esclamò:
- Allora, mi porti al castello? Mi fai vedere le stanze? Qualche pettegolezzo sugli altri prof?-
"Si" malignò l'altra, mentre suo malgrado il ragazzo la trascinava con una forza imbattibile "Una è una zoccola, c'è una generalessa nazista, un boscaiolo, vampiri e licantropi, un dongiovanni e mio fratello....". Avrebbe voluto dirgli questo, ma si limitò a tirarlo per la manica - Ehi, rallenta...tu hai praticamente due metri di gambe, io a momenti non ti arrivo nemmeno alle spalle...-
- Spalle?- esclamò Mercutio fermandosi di botto- Vuoi saltare su?- la invitò.
- Non mi sembra davvero il caso...-
- Oh beh, allora stammi dietro! O meglio... stai avanti, ma stai al mio passo, in modo da non restare indietro!-
- Sarebbe più gentile che tu ti adeguassi al mio.- fece notare l'altra per la quale stare al passo di Mercutio significava quasi correre; l'altro si coprì il volto con una mano, in maniera melodrammatica.
- Hai ragione...- ammise pentito- sono un cafone- spiccò un balzo laterale ed invitò la ragazza a superarlo.
- Fai tu! Io... ti vengo dietro!- esclamò.
Scarlett eseguì, cominciando a risalire verso il castello - Comunque io insegno Pozioni...- disse - E sono Capo Casa di Grifondoro.-
- Ti facevo più birbante...- commentò Mercutio- Beh, io invece, Yoga a parte, insegno a giocare a Quidditch, e a mio tempo sono stato un Serpeverde-
- Birbante? - gracchiò la maga -Pensi che i Grifondoro non lo siano? Io in particolare...-
- Mai simili parole sono uscite dalla mia bocca!- ironizzò lui scrollando i capelli disordinati- Allora, mi porti in una camera? Voglio posare questo sacco di pulci...-
- Ti porto dal Preside, che ti indicherà dove sono i tuoi alloggi...-
- Obbedisco!- e, per tutto il tragitto, Mercutio non tenne un attimo la bocca chiusa; parlò di tutto: delle mura, dei quadri, delle statue, di sé stesso, della squadra con cui aveva giocato fino a qualche giorno prima, i Mind Flayer; il suo linguaggio era pieno di aggettivi e di costruzioni arroccate, tanto che talvolta si faceva fatica a capirlo. E Scarlett, dal canto suo, non era riuscita ad infilare nel discorso nulla più che qualche sporadico "certo" e "sul serio?". In realtà non le dispiaceva evitare di dover fare conversazione, perchè aveva ancora l'amaro in bocca da quella precedente.
- Sei arrivato...- gli disse quando finalmente giunsero davanti all'ufficio di Piton. - Immagino che ci vedremo in giro...-
- Sì, lo immagino anch'io!- annuì Mercutio- Grazie per avermi scortato! Ci vediamo nel vivaio di maghetti!-
- O più probabilmente a cena stasera...- sorrise lei, prima di allontanarsi e lasciarlo solo davanti alla porta.
- Riservami un posto!- le fece eco lui, poi bussò energicamente all'uscio, vi si appoggiò con la schiena, guardando Scarlett allontanarsi, e quando Severus dall'altra parte, lo aprì, lui rischiò seriamente di travolgerlo con la sua mole.
Virgi
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agosto 13
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